Papa Francesco: Amicizia sociale? No, terza guerra mondiale a pezzi

Vaticano, il Papa adotta il motto di Joe Biden

Papa Francesco: Amicizia sociale? No, terza guerra mondiale a pezzi

Guerre ovunque. Stiamo vivendo la terza guerra mondiale a pezzi. - ribadisce Francesco -. Alla luce di quello che è l'impegno della Santa Sede nel mondo, a servizio del bene comune globale e in richiamo del rispetto degli aspetti etici che riguardano la vita dei popoli e delle nazioni.

Auspico che la vostra attività diplomatica come rappresentanti delle vostre nazioni presso la Santa Sede favorisca la "cultura dell'incontro" (Fratelli tutti, 215), tanto necessaria per superare le differenze e le divisioni che così spesso ostacolano la realizzazione degli alti ideali e degli obiettivi proposti dalla comunità internazionale.

La Chiesa americana si è divisa, però non è un mistero che in Vaticano la vittoria di Biden sia stata accolta con sollievo, e non solo perché si tratta del secondo presidente cattolico dopo JFK. In queste due ultime realtà, infatti, afferma il pontefice argentino, ci sono "persone normodotate che sono insoddisfatte, o a volte disperate", al contrario di tante altre persone con disabilità che, invece, "pur con fatica, hanno trovato la strada di una vita buona e ricca di significato". "La forza di una catena -sottolinea - dipende dalla cura che viene data agli anelli più deboli". Allo stesso modo, il Papa auspica per i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi, i catechisti e gli operatori pastorali "una formazione ordinaria alla relazione con la disabilità e all'uso di strumenti pastorali inclusivi". Si tratterebbe, cioè, di considerare la fragilità delle persone con disabilità quale motore propulsivo della società e della Chiesa, quale luogo da cui si sprigiona una singolare creatività di cui beneficerebbero la società civile e la realtà ecclesiale. Le comunità parrocchiali si impegnino a far crescere nei fedeli lo stile di accoglienza delle persone con disabilità. "Prima che l'altra persona finisca di dire il suo pensiero, già contestiamo senza aver ascoltato". Di qui la necessità dell'inclusione, che per Francesco "dovrebbe essere la 'roccia' sulla quale costruire i programmi e le iniziative delle istituzioni civili perché nessuno, specialmente chi è più in difficoltà, rimanga escluso". Ciascun battezzato, poi, "qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione" (EG, 120). "Pertanto, anche la presenza di persone con disabilità tra i catechisti, secondo le loro proprie capacità, rappresenta una risorsa per la comunità". A loro, il Papa non ha nascosto che la loro missione "inizia in un periodo di grande sfida per l'intera famiglia umana", ma anche che "oggi più che mai, il nostro mondo sempre più globalizzato richiede urgentemente un dialogo e una collaborazione sinceri e rispettosi, capaci di unirci nell'affrontare le gravi minacce che incombono sul nostro pianeta e ipotecano il futuro delle giovani generazioni".

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