Recovery:Polonia e Ungheria non mollano su stato diritto

Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki EPA  RAFAL GUZ

Polish Prime Minister Mateusz Morawiecki EPA RAFAL GUZ

Dopo aver preso in ostaggio il bilancio 2021-27 dell'Unione europea e il Recovery fund, Viktor Orbán ieri ha iniziato a cercare di arruolare l'Italia e gli altri paesi con maggiori difficoltà economiche nella sua battaglia contro lo stato di diritto. È stata, tuttavia, imposta come condizione per l'accesso a queste risorse il rispetto dello Stato di diritto. Il premier ha ribadito il veto di Ungheria e Polonia: "Il nostro rifiuto è di ferro".

Oggi, Viktor Orban e Mateusz Morawiecki, i leader rispettivamente di Ungheria e Polonia, hanno confermato la loro posizione contraria.

Secondo loro, questo potrebbe esser fatto "stabilendo un processo a due binari". Ciò significherebbe, innanzitutto, restringere "il campo di applicazione di qualsiasi condizionalità aggiuntiva di bilancio alla protezione degli interessi finanziari dell'Ue, secondo le conclusioni di luglio". E dall'altro" rimandano ad "una discussione al Consiglio europeo, sulla possibilità "di stabilire un collegamento tra stato di diritto e interessi finanziari dell'Ue", prevedendo meccanismi procedurali lunghi. "Dobbiamo fornire i fondi necessari ai paesi in difficoltà il più presto possibile", ha detto Orbán nella sua intervista settimanale alla radio pubblica. Qui si è detto convinto della necessità di separare la questione dei fondi EU e quella dello Stato di diritto.

"Legare la condizionalità sullo stato di diritto al bilancio Ue e al pacchetto di aiuto è un atto politico e non semplicemente giuridico".

Bene, discutiamone. La prima cosa va fatta subito.

La Polonia si aspetta ulteriori negoziati per trovare una soluzione che garantisca i diritti di tutti gli Stati membri e rispetti le procedure dei trattati, ha detto Morawiecki, citato dall'agenzia.

Ha affermato: "Non vogliamo che l'Ue si allontani dal suo corso".

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