Etiopia, governo rifiuta invito a colloqui di mediazione sul Tigray

Conflitto armato, scontri e profughi: cosa sta accadendo in Etiopia

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Alla base dello scontro tra i ribelli del Tigrè e il governo centrale di Addis Abeba vi sarebbe la decisione del premier Abiy Ahmed Ali di posticipare le elezioni presidenziali e legislative del 2021 a causa della pandemia da coronavirus, una mossa ritenuta incostituzionale dai tigrini: questi hanno governato il paese per oltre trent'anni, spesso in contrasto con altre etnie tra cui quella dell'attuale premier Abiy Ahmed Ali, gli oromo.

Non succede nei Paesi deprivati: capita in Etiopia, nell'Africa che cresce a due cifre e che può schierare un primo ministro, Abiy Ahmed, premio Nobel per la Pace nel 2019. Si profila, altrimenti, l'offensiva finale delle forze governative. "La strada verso la loro distruzione volge al termine e chiediamo loro di arrendersi entro le prossime 72 ore", ha detto Ahmed in una dichiarazione indirizzata ai leader del Fronte di liberazione popolare del Tigrè (Tplf), a capo della regione dissidente. Dopo il no di Addis Abeba l'amministrazione locale, guidata da Debretsion Gebremichael, ha deciso di procedere lo stesso con le consultazioni che il governo ha dichiarato illegittime. Nelle prime ore di venerdì 20, secondo il responsabile delle comunicazioni della regione di Amhara, Gizachew Muluneh, alcuni razzi sono stati lanciati dal Tigray contro la città di Bahir Dar. Una guerra devastante sta mietendo vittime e spargendo sangue. Più di 25mila abitanti del Tigrè, inoltre, sono stati costretti a lasciare le proprie case a causa dei combattimenti, e si sono rifugiati nel vicino Sudan, mentre negli ultimi giorni sono diventati sempre più frequenti i racconti di atrocità commesse dai soldati di entrambe le parti contro i civili. Le Nazioni Unite avevano precedentemente sollevato il rischio di una catastrofe umanitaria, con milioni di persone che presto avrebbero potuto rimanere senza cibo e carburante.

Non è chiaro nemmeno quale sia la situazione sul terreno, anche se sembra che l'esercito federale sia riuscito a ottenere qualche vittoria. Le autorità del Tigray hanno anche confermato di avere bombardato il 14 novembre Asmara, la capitale dell'Eritrea, confinante con la parte settentrionale Tigray; la motivazione ufficiale è un'accusa alle autorità eritree di collaborare con Addis Abeba. Da questo caos tra etnie, tribù, eserciti regolari e formazioni casuali che si combattono, le varie comunità subiscono conseguenze drammatiche; si spera che dopo la "curiosità mediatica iniziale" questo dramma umanitario non cada nel cronico oblio come sta accadendo nel dirimpettaio Yemen.

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