S&P conferma rating BBB e migliora outlook Italia

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L'agenzia internazionale Standard and Poor's (S&P) Global Rating annuncia di avere rialzato l'outlook dell'Italia da negativo a "stabile" e di avere confermato il rating sovrano, mantenendo a BBB, due gradini sopra il livello speculativo (da BB in giù), definito appunto Junk (spazzatura). E con l'inasprirsi della seconda ondata di contagi, il calo ormai scritto per il quarto trimestre potrebbe allargarsi tra i 3 e gli 8 punti percentuali. In risposta, il governo ha introdotto misure fiscali straordinarie per il 2020 del 6,1% del PIL e ha elaborato un bilancio a favore della crescita per il 2021, con un obiettivo di disavanzo nominale del 7% del PIL, comprensivo di ulteriori stimoli, ricorda l'agenzia di rating in un comunicato. Quella di una doppia recessione, come nella grande crisi finanziaria. Questo rischio, se si concretizzasse, sarebbe rimbalzato nel terzo trimestre (+ 12% secondo l'UPB) dei mesi estivi quando in molti avevano intravisto la luce del tunnel, un beffardo fuoco di paglia. E un quarto trimestre in negativo avrebbe il classico effetto trascinamento sull'intero anno.

Abbassare le stime di Nadef del + 6%. Rimettendo in discussione il quadro dei conti pubblici, con l'UPB che in precedenza si aspettava un debito del 160%. Ma anche di un rafforzamento, magari rendendolo permanente, del recovery fund sul quale si trascina una coda di negoziato, questa volta fra Parlamento europeo e Consiglio, a proposito del quale Gualtieri si dice fiducioso che si possa chiudere a breve. Lo shock della seconda ondata è inoltre disperso in tutta Europa. L'indice delle PMI dell'Eurozona è tornato a concentrarsi sulla contrazione dell'attività economica (ossia inferiore a 50) a 49,4. Ma l'Italia, per contro, dopo la 'botta' in primavera e strutturalmente ingessata, ne esce fra i Paesi più colpiti. Tutto, avverte l'Upb, dipenderà fortemente dall'evoluzione dell'epidemia, che nelle ultime settimane ha ricominciato a diffondersi velocemente in Italia. Il rischio di farci rimpiangere di non aver fatto un investimento davvero visibile, nei mesi in cui la pandemia aveva allentato la morsa, sulle tracce, sulle strutture territoriali della sanità, sulla rete di assistenza domiciliare ai malati.

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