Calabria. Muccino: "critiche a mio spot? non era reportage, dovevo emozionare"

«Calabria terra mia», lo spot firmato Muccino che fa infuriare i calabresi

Interrogazione su Calabria terra mia: per il consigliere regionale Pitaro "il corto è inutilizzabile per promuovere la Calabria" - Il Quotidiano del Sud

Ai tantissimi registi, sceneggiatori, costumisti ed esperti di cinema che - continua Mascaro - da ieri sera si stanno prodigando sui social in fiumi di suggerimenti e proposte alternative destinate ad un regista di fama internazionale ma, indirettamente, anche al committente istituzionale di quel prodotto artistico, ovvero ad una Presidente improvvisamente e tragicamente scomparsa una settimana fa, vorrei chiedere se si sono interrogati, solo per un attimo, sul messaggio di fondo, pensato e proposto da Jole Santelli al regista. Questi son i tempi. Ci sono video amatoriali di grande bellezza che rendono giustizia alla Calabria e alle sue meraviglie e ci sono registi calabresi che avrebbero fatto benissimo celebrando l'anima del luoghi di territori come luoghi dell'anima.

Quindi, prendiamo atto che la colpa è dei calabresi che non hanno capito le intenzioni e ne hanno travisato il senso poiché non capiscono niente di tecnica cinematografica, di contenuti multimediali e di marketing. Due clementine al giorno sono in grado di soddisfare il fabbisogno giornaliero di Vitamina C di un soggetto adulto. Nessuno si sarebbe aspettato un documentario, infatti, ma almeno un richiamo identitario, di un qualcosa meno banalmente scontato e che soprattutto non snaturi l'immagine di una regione riconducendola a realtà, non solo lontane nel tempo, ma addirittura appartenenti ad altre regioni e altri paesi mediterranei. Una dal titolo "In Calabria" è proprio centrata sulla mancanza e poi la riscoperta della Calabria da parte di un emigrato all'estero come me e come il Raoul Bova del cortometraggio.

Ma su una cosa Muccino ha ragione: gli è stato chiesto di fare così. Ci hanno resi inutili. Ecco, è questo il nucleo dell'indignazione plebiscitaria dei calabresi verso il filmetto di Gabriele Muccino.

A questo proposito, è interessante leggere ciò che ha scritto il milanese Maurizio Crippa de "Il Foglio": "Va detto, il corto non è che sia brutto: è semplicemente mucciniano".

Dov'è la Calabria? La fascia jonica, le montagne - ricordiamo a noi stessi che in questa splendida terra in un'ora scarsa di auto è possibile raggiungere dal mare la montagna, e viceversa naturalmente - l'immenso patrimonio storico, archeologico, i Bronzi di Riace, lo Stretto, i tre poli universitari, i borghi, l'entroterra, le eccellenze eno-gastronomiche, l'artigianato. Usando la netta osservazione dello scrittore Mauro Francesco Minervino, Muccino ha cucito insieme "interminabili minuti di luogocomunismo meridiano, una spadellata indigesta di bacini cip e ciop e tramonti da set californiano". In realtà occorre prima un lungo processo culturale, occorre cambiare la sostanza delle cose, poi cambierà la percezione che si ha della Calabria.

E se nelle regioni nordiche i protagonisti del cortometraggio avrebbero girato con smartphone e supercar per le vie mondane, tra riviere gettonate, alberghi e residence lussuosi, in Calabria è apparso forse più pertinente inscenare una rincasata al paesello d'origine con a braccetto la nuova fidanzata. "Adesso ci rideranno tutti dietro".

È volgare perché trasmette l'idea di una colonia sottomessa alla madrepatria.

Gioffrè non ricorre alla diplomazia: "Ci hanno fottuto parecchi milioni per il nome altisonante senza fare nulla". I nostri soldi, tanti, impiegati per realizzare un lavoro che perpetua un'immagine del territorio vetusta e costruita su cliché (spesso anche offensivi e macchiettistici) che da decenni stiamo faticosamente tentando di cancellare. Ed èun errore politico, di scelta. "Nel cinema, come nella letteratura, meno spazio hai a disposizione e più intenso deve essere il lavoro.Il risultato di Muccino è imbarazzante". Nel frattempo, resta ancora da capire a quale platea Muccino faccia riferimento. Sarebbe stato decisamente meglio: "Dove vuoi che ti porti?"

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