Svizzera, rianimazione negata agli anziani malati di coronavirus

"A causa della rapidità di diffusione del coronavirus (SARS-CoV-2) si è venuta a creare una situazione straordinaria che determinerà un massiccio afflusso di pazienti negli ospedali per malattie acute", si legge nell'introduzione delle linee guida che sottolineano: "Se le risorse a disposizione non sono sufficienti, occorre prendere decisioni di razionamento". A colpire nel documento, portato sotto i riflettori da La Stampa, è la chiarezza dei criteri di chi, in pratica, verrebbe lasciato morire. Vediamo di cosa si tratta. Età superiore a 75 anni accompagnata da almeno uno dei seguenti criteri: cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1 e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi A livello A, letti in Terapia Intensiva disponibili ma risorse limitate, i criteri per non essere ammessi alla rianimazione sono più gravi.

Una situazione molto difficile per il Paese che nel documento dell'Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e dalla Società Svizzera di Medicina Intensiva, in vigore dal 20 marzo, anche se ufficialmente non è stato ancora adottato, dispone l'ordine di assistenza da seguire nel caso in cui non vi fossero sufficienti posti per tutti in terapia intensiva: "in caso di indisponibilità non andrebbe fatta alcuna rianimazione cardiopolmonare" ai pazienti più anziani. Tra gli altri: "Arresto cardiocircolatorio ricorrente, malattia oncologica con aspettativa di vita inferiore a 12 mesi, demenza grave, insufficienza cardiaca di classe NYHA IV, malattia degenerativa allo stadio finale". Inevitabile, secondo Denti: "Ogni decisione spetta ai comitati etici degli ospedali". Mercoledì il Consigliere federale Alain Berset, in conferenza stampa, aveva parlato di un totale di 1'600 letti di terapia intensiva, che potrebbero essere presto aumentati a 2'000.

Con un'impennata di contagi da Covid-19 in Svizzera, dove ieri sono stati segnalati 6.592 nuovi casi, si torna a parlare del protocollo medico per affrontare un eventuale sovraffollamento delle terapie intensive.

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