Eni: primo semestre da dimenticare, perdite sopra i 7 miliardi

Effetto Covid-19 su Eni? Descalzi aggiusta il tiro su costi e investimenti

De Scalzi: “Biennio 2020/21 critico ma Eni investirà ancora”

La produzione di idrocarburi scende a 1,71 milioni di boe/giorno nel trimestre, -6,6% rispetto al periodo di confronto (1,74 milioni di boe/giorno nel semestre, -5,1%).

Il Cane a sei zampe ha deciso di modificare la politica dei dividendi, a fronte del mutato scenario di riferimento. Il risultato netto adjusted mostra una perdita di 0,71 miliardi nel secondo trimestre e di 0,66 miliardi nel semestre, dovute alla flessione dell'utile operativo a cui si aggiunge l'aumento del tax rate consolidato a causa dello scenario.

I numeri poi non possono che riflettere risultati della grande pandemia globale. Il dato adjusted vede una perdita di 714 milioni nel trimestre e di 655 milioni per il primo semestre. Perde invece il 2% a Londra Royal Dutch Shell che ha chiuso il secondo trimestre con una perdita netta da 18 miliardi di dollari. Alla stessa data il leverage era pari a 0,51. Il flusso di cassa netto da attività operativa adjusted pari a 3,26 miliardi nel semestre (-52% dal corrispondente periodo 2019); 1,31 miliardi nel trimestre (-61%). In conference call con gli analisti, l'ad di Eni Claudio Descalzi ha quindi ribadito l'obiettivo del management di essere "trasparenti e lineari": la nuova policy "combina una componente base progressiva parametrata a un Brent di almeno 45 dollari al barile a una componente variabile commisurata alla crescita del prezzo fino a 60 dollari al barile, oltre il quale sarà riattivato il piano di buy back". Per gli anni successivi, in caso di uno scenario annuo Brent assunto inferiore a 45 dollari/barile, si valuteranno le azioni sul dividendo base in funzione dell'ampiezza della riduzione del prezzo e della sua durata prevista.

I vertici di ENI hanno aggiornato la propria strategia del breve e medio termine, al fine di fronteggiare gli effetti della pandemia di Covid-19 sul settore energetico in termini di elevata volatilità dei mercati e contrazione dei prezzi delle commodity.

Innanzitutto, spiega sempre Descalzi, "sono state identificate azioni di contenimento dei costi di funzionamento 2020 per 1,4 miliardi senza compromettere l'attuale occupazione, mentre gli investimenti sono stati ridotti di 2,6 miliardi principalmente nel business Upstream che risulta il più colpito dagli effetti della crisi".

Tanto per cominciare nel 2020 è prevista l'ottimizzazione degli investimenti per 2,6 miliardi di euro (rispetto ai 2,3 miliardi già annunciati) e dei costi per 1,4 miliardi di euro (rispetto ai 600 milioni già annunciati).

Rivisto anche il profilo di produzione a circa 2 milioni di barili equivalenti al giorno al 2023, con picco al 2025 con circa 2,05-2,10 milioni di barili equivalenti al giorno.

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