Taiwan dice no a ‘un Paese due sistemi’

TAIWAN. Tsai si insedia chiedendo rispetto e parità. Pechino reagisce

L'Opinione delle Libertà

Adesso a infiammare i rapporti c'è la questione 'Taiwan'.

Tsai ha detto che il parlamento di Taiwan, lo Yuan, avrebbe avviato un processo di "emendamenti costituzionali", avviando un dialogo per raggiungere un consenso sulle "riforme costituzionali relative ai sistemi di governo e ai diritti delle persone (...) Questo processo democratico permetterà al sistema costituzionale di progredire al passo con i tempi e di allinearsi ai valori della società taiwanese".

La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha inaugurato il suo secondo ed ultimo mandato quadriennale ieri, 20 maggio, in un contesto globale assai differente rispetto a quello della sua iniziale ascesa al potere, quattro anni fa: Stati Uniti e Cina sono impegnati in uno scontro aperto per la supremazia mondiale, che nelle scorse settimane ha avuto come terreno di scontro proprio la posizione dell'Isola sul palcoscenico internazionale, e in particolare la sua partecipazione alle attività di istituzioni multilaterali come l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

"Non accetteremo l'uso da parte di Pechino di 'un Paese, due sistemi' per declassare Taiwan e minare lo status quo". "Entrambe le parti - ha osservato - hanno il dovere di trovare un modo per coesistere a lungo termine e prevenire che si intensifichino antagonismo e differenze".

Sino a due anni fa, Tsai e il suo Partito progressista democratico parevano diretti verso una disastrosa sconfitta alle elezioni politiche dello scorso gennaio. Pechino, come ripetuto più volte dal presidente Xi Jinping, ha proposto il modello "un Paese, due sistemi", al fine di garantire un alto grado di autonomia come per Hong Kong.

Le proteste e gli scontri anti-governativi e pro-democrazia iniziati a giugno 2019 nell'ex colonia hanno rafforzato a Taipei la convinzione dell'inaccettabilità del piano cinese. Taipei e Pechino devono trovare modi per coesistere e prevenire l'antagonismo che punta a rafforzare i legami con Usa, Giappone e "altri Paesi affini".

L'inaugurazione del secondo mandato presidenziale di Tsai giunge pochi giorni dopo l'esclusione dell'Isola dall'ultima Assemblea mondiale della sanità: l'offensiva diplomatica degli Stati Uniti, appoggiata dall'Unione europea, dal Giappone e da decine di altri paesi, non è bastata a superare il blocco ostativo opposto da Pechino alla riammissione di Taipei nel ruolo di osservatore.

E in merito alle congratulazioni inviate dal segretario di Stato Usa Mike Pompeo alla presidente, il ministero della Difesa di Pechino ha reagito così: "L'Esercito di liberazione popolare ha ferma volontà, piena fiducia e sufficiente capacità per sconfiggere ogni forma di interferenza esterna".

"Grazie al segretario Pompeo per i migliori auguri".

Le mosse Usa su Taiwan "violano le promesse fatte" e inviano un "segnale sbagliato alle forze separatiste" dell'isola. La Cina esprime "forte indignazione e condanna" su azioni che "danneggiano gravemente la pace e la stabilità delle relazioni Cina-Usa e intra stretto" e prenderà "le necessarie contromisure e gli Usa ne dovranno pagare le conseguenze", si legge in una nota online.

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