Draghi: "Non esitare, siamo in guerra: il debito deve crescere"

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Draghi: siamo in guerra, agiamo insieme

Ma non bastano: "Una profonda recessione è inevitabile". E se molti temono la perdita della vita, molti di più dovranno affrontare la perdita dei mezzi di sostentamento. "Una profonda recessione è inevitabile". "I livelli più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata dalla cancellazione del debito privato".

Nella visione di Draghi, "il corretto ruolo dello Stato è utilizzare il proprio bilancio per proteggere cittadini ed economia contro gli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire".

A dispetto di quanto ribadito da Conte una settimana fa, l'ipotesi di un governo di unità nazionale si fa sempre più largo all'interno del quadro politico. Le guerre, ad esempio - osserva l'ex governatore della Banca d'Italia - "sono state finanziate da un aumento del debito pubblico". Durante la prima guerra mondiale. Ovunque, la base imponibile è stata erosa dai danni di guerra e dalla coscrizione. Oggi, ciò è causato dalle sofferenze umane per la pandemia e dalla chiusura forzosa delle attività economiche. "Sono d'accordo con l'analisi che fa Draghi sul fatto che è necessario proteggere l'economia". "In caso contrario, usciremo da questa crisi con un tasso di occupazione e una capacità in termini produttivi permanentemente inferiori". Se n'è pentito? Meglio tardi che mai.

L'insofferenza sembrerebbe montare soprattutto nei confronti del ministro dell'economia Gualtieri, giudicato da più parti debole e incapace di trattare a Bruxelles, soprattutto in questi giorni in cui sui tavoli europei si gioca la partita della riforma del Mes e, non in ultimo, sugli Eurobond proposti dall'Italia che la Germania continua a osteggiare. Diversi governi hanno già introdotto misure di benvenuto per incanalare la liquidità verso le imprese in difficoltà. "Per una questione di equità non mi sentivo di gravare pesantemente sui pensionati se non avessimo fatto qualcosa a carico anche dei più abbienti". In questo modo è il bilancio pubblico a "farsi carico dei debiti privati". "Le aziende - sottolinea - non attingeranno al supporto di liquidità semplicemente perché il credito è economico. In altri settori, probabilmente non sarà così". Per il suo assorbimento il banchiere italiano non sembra contrario a grandi investimenti statali o l'ampliamento del settore pubblico.

"Di fronte a uno shock simmetrico, per massimizzare l'efficacia di questi interventi e assicurare coesione e convergenza tra i paesi, essi dovrebbero essere sostenuti da una piena condivisione del rischio anche attraverso l'emissione di strumenti di debito comune, come chiesto nella lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e da altri otto Capi di Stato e di Governo europei".

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