Coronavirus, medici Bergamo: "Epidemia è fuori controllo"

Coronavirus a Bergamo cento linee telefoniche di supporto ai malati

Coronavirus, 13 medici raccontano il dramma di Bergamo: “Siamo oltre il collasso, i pazienti più an ...

Nonostante Bergamo sia una città relativamente piccola, è l'epicentro dell'epidemia con 4305 casi, più di Milano e di qualsiasi altro comune nel paese. Partendo dall'Ospedale Giovanni XXIII - struttura all'avanguardia dotata di 48 posti di terapia intensiva - riferiscono che la struttura è "altamente contaminata e siamo già oltre il punto di collasso con 300 letti su 900 occupati da pazienti Covid-19". L'intervento è durato sette ore e mezza: c'è stata una buona ripresa della funzione polmonare e ora il paziente è in condizioni critiche ma stabili e in progressivo miglioramento, supportato dall'ossigenazione extracorporea Ecmo. "I pazienti più anziani non vengono rianimati e muoiono da soli senza adeguate cure palliative, mentre la famiglia viene informata telefonicamente, spesso da un medico ben intenzionato, esausto ed emotivamente impoverito senza alcun contatto precedente".

Nelle zone circostanti la situazione è anche peggiore. I pazienti giacciono su materassi appoggiati sul pavimento.

Purtroppo, scrivono i camici bianchi nel loro grido disperato, "il resto del mondo sembra non essersi accorto che a Bergamo l'epidemia è fuori controllo".

"Proprio nell'occhio del ciclone di un'epidemia che sta rubando l'aria ai polmoni di migliaia di vittime, un uomo è tornato a respirare grazie a un trapianto".

Abbiamo letto affermazioni contraddittorie che indicano prima il territorio come la soluzione ideale e poi invocano la creazione di padiglioni e interi ospedali Covid-dedicati, come peraltro fatto nel nostro ospedale. Lo stesso sistema sanitario regionale contribuisce alla diffusione del contagio, poiché le ambulanze e il personale sanitario diventano rapidamente dei vettori. I sanitari sono portatori asintomatici della malattia o ammalati senza alcuna sorveglianza.

Con le strutture ospedaliere che in breve tempo assumono il ruolo di veri e propri lazzaretti, l'unica soluzione secondo gli operatori sanitari sarebbe quella di aumentare le cure domiciliari e le diagnosi telematiche: "Bisogna creare un sistema di sorveglianza capillare che garantisca l'adeguato isolamento dei pazienti facendo affidamento sugli strumenti della telemedicina".

Al di fuori del grande ospedale, "la situazione è ancora peggio": gli ospedali di provincia sono "sovraffollati", mancano attrezzature mediche, ventilatori, ossigeno, protezioni per il personale. Non si possono fare compromessi sui protocolli; l'equipaggiamento deve essere disponibile. Abbiamo urgentemente bisogno di agenzie umanitarie che riconoscano l'importanza dell'impegno locale. Tuttavia, sono necessarie misure audaci per rallentare l'infezione. Il lockdown è fondamentale: in Cina il distanziamento sociale ha ridotto la trasmissione del contagio di circa il 60%. Ma non appena le misure restrittive saranno rilassate per evitare di fermare l'economia, il contagio ricomincerà a diffondersi. Per questo serve un coordinamento internazionale, e un piano a lungo termine per quando l'epidemia ritornerà. Guardando alla pandemia globale, definiscono il coronavirus "l'Ebola dei ricchi" che richiede "uno sforzo transnazionale coordinato". Non è particolarmente letale, ma è molto contagioso. Più la società è medicalizzata e centralizzata, più si diffonde il virus. "Questa catastrofe che si sta svolgendo nella ricca Lombardia potrebbe avvenire ovunque".

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