Iran, non abbiamo sparato a manifestanti - Medio Oriente

Aereo abbattuto, proteste contro il regime a Teheran: la polizia spara

Iran: proteste a Teheran, polizia spara

Anche oggi il presidente Usa è intervenuto, invitando i leader iraniani a "non uccidere i manifestanti". Le autorità iraniane sono "ancora un governo legittimo " del paese, ha affermato, e pertanto l'offerta di Donald Trump di parlare " senza condizioni preliminari" rimane valida.

Le manifestazioni sono iniziate ieri, dopo che il regime ha ammesso di aver abbattuto per errore il Boeing 737 della della Ukraine International Airlines precipitato cinque giorni fa, poco dopo il decollo dall'aeroporto Imam Khomeini. Manifestazioni si segnalano anche in altre città iraniane, come Mashhad, Rasht, Kashan, Sanandaj e Amol. In effetti, alti funzionari statunitensi hanno ripetutamente espresso la volontà di parlare con Teheran "senza precondizioni", invitandola a per "comportarsi come una nazione normale". Inutile dire che queste proposte "senza precondizioni" per i discorsi tendono a svanire e scatenare la rabbia soltanto di Teheran. "Stiamo seguendo la vostra protesta da vicino e siamo ispirati dal vostro coraggio", aveva scritto. Tra i titoli sulle prime pagine, listate a lutto, si legge: "Chiedere scusa e rassegnare le dimissioni".

Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha protestato contro il fermo di Macaire.

Intanto cresce la tensione tra Teheran e Londra, dopo che ieri l'ambasciatore britannico era stato brevemente arrestato per aver partecipato alle proteste e averle fomentate, accusa da lui respinta fermamente. Il capo della diplomazia europea Josep Borrell si è detto "molto preoccupato dopo la temporanea detenzione dell'ambasciatore".

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