Papa Francesco: "Tanti perseguitati coi guanti bianchi, anche in Europa"

Tomasito

Papa: la fede non si negozia, il martirio è segno che siamo sulla strada di Gesù

Lo ha denunciato il Papa all'udienza generale di mercoledì mattina, 11 dicembre, svoltasi in due momenti: dapprima nella basilica Vaticana, dove ha incontrato i partecipanti al pellegrinaggio dell'eparchia ucraina di Mukachevo di rito bizantino, poi nell'Aula Paolo VI, dove, proseguendo le catechesi sugli Atti degli Apostoli, ha preso spunto dal capitolo 26 che parla dell'episodio di Paolo prigioniero davanti al re Agrippa. L'arrivo a Gerusalemme di Paolo aveva infatti scatenato un odio feroce: gli rimproveravano di essere un persecutore, viene accusato di insegnare contro la Legge e il tempio, viene arrestato e inizia la sua peregrinazione di carcerato fino ad arrivare davanti al re Agrippa. "Come sono stati perseguitati, quanto hanno sofferto per il Vangelo ma non hanno negoziato la fede". "Luca evidenzia la somiglianza tra Paolo e Gesù, entrambi odiati dagli avversari, accusati pubblicamente e riconosciuti innocenti dalle autorità imperiali; e così Paolo è associato alla passione del suo Maestro, e la sua passione diventa un vangelo vivo".

Il Papa ha ricordato l'opera di testimonianza dell'Apostolo, il quale ha affrontato la persecuzioni, così come oggi sono costretti a fare tanti cristiani nel mondo. Ma il martirio è l'area della vita di una comunità cristiana, sempre ci saranno martiri tra noi e questo è il segnale che andiamo sulla strada di Gesù. Agli ucraini, venuti a Roma per festeggiare insieme con il successore di Pietro il 30° anniversario dell'uscita dell'Eparchia di Mukachevo dalla clandestinità, il "grazie" per la loro fedeltà durante la "lunga oppressione del regime sovietico": "La Chiesa di Mukachevo è madre di tanti martiri, che con il proprio sangue hanno confermato la fedeltà a Cristo, alla Chiesa Cattolica e al Vescovo di Roma", l'omaggio di Francesco, che ha citato il Beato Vescovo Martire Teodor Romža, ma anche "i vostri antenati, nonni e nonne, padri e madri, che nell'intimità delle loro case, e spesso sotto la sorveglianza del regime ostile, rischiando la propria libertà e la vita, hanno trasmesso l'insegnamento della verità di Cristo e hanno offerto alle generazioni future, di cui voi siete rappresentanti, un'eloquente testimonianza di fede salda, viva e cattolica". "E' una benedizione del Signore, che ci sia nel popolo di Dio, qualcuno o qualcuna che dia questa testimonianza del martirio". Paolo, ha proseguito Bergoglio, "è chiamato a difendersi dalle accuse, e alla fine, alla presenza del re Agrippa II, la sua apologia si muta in efficace testimonianza di fede". Il Papa, che ha molto gradito lo spettacolo, si è fatto fotografare con gli artisti. E dice così, il re: 'Ancora un poco e mi convinci a farmi cristiano!'. "A partire da questo momento, il ritratto di Paolo è quello del prigioniero le cui catene sono il segno della sua fedeltà al Vangelo e della testimonianza resa al Risorto". Tuttavia "il suo amore per Cristo è così forte che anche queste catene sono lette con gli occhi della fede; fede che per Paolo non è una teoria, un'opinione su Dio e sul mondo, ma l'impatto dell'amore di Dio sul suo cuore... è amore per Gesù Cristo". Anche quando parla di sé, Paolo annuncia e manifesta il suo Signore.

San Paolo, in catene, insegna la perseveranza nella prova e ci aiuta a ravvivare la fede e ad essere discepoli missionari.

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