Exor verso il controllo del gruppo GEDI

Marco De Benedetti e John Elkann

Marco De Benedetti e John Elkann

Ore febbrili per il destino di Gedi, il gruppo che edita, tra gli altri, Repubblica, L'Espresso e La Stampa. Il titolo Gedi è sospeso alla Borsa di Milano in attesa di una nota ufficiale che sancirà la cessione alla finanziaria del Lingotto del pacchetto detenuto dalla Cir. Con quell'operazione, la società si rafforzò ulteriormente nel panorama dell'editoria italiana, aggiungendo ai quotidiani storici del Nord Ovest dell'Italia quelli che facevano capo al gruppo De Benedetti, a partire dalla testata storica di 'La Repubblica'.

Prima dell'accordo, il gruppo Gedi aveva come primo azionista la famiglia De Benedetti tramite Cir, con il 43,8 per cento delle azioni, seguita dalla famiglia Agnelli, che deteneva poco meno del 6 per cento. Cir ha la partecipazione in bilancio a 273 milioni. Exor e Cir sottoscriveranno accordi relativi al reinvestimento e alla loro partecipazione nella nuova società, prevedendo tra l'altro il diritto di Cir di essere rappresentata nel consiglio di Gedi e le "usuali pattuizioni concernenti vincoli agli atti di disposizione delle azioni".

All'esito del closing - viene preannunciato - "Exor, che per l'operazione farà impiego di mezzi propri, avvierà per il tramite di una società per azioni di nuova costituzione un'offerta pubblica di acquisto obbligatoria ("OPA") sulle azioni Gedi non già detenute". Oltre a portare l'esperienza maturata nel settore, anche a livello internazionale, Exor assicurerà la stabilità necessaria per accelerare le trasformazioni sul piano tecnologico e organizzativo.

Cir intende reinvestire nella nuova società, "al valore corrispondente al prezzo dell'OPA, acquisendo una quota pari al 5% di G in trasparenza, al fine di accompagnare l'evoluzione della società editoriale nei prossimi anni".

Rodolfo De Benedetti, presidente di Cir, ha dichiarato che, "dopo quasi 30 anni durante i quali siamo stati azionisti di controllo della società, passiamo il timone a un azionista di primissimo livello, che da più di due anni partecipa alla vita di Gedi, conosce l'editoria e le sue sfide, e in essa ha già investito in anni recenti e che, anche grazie alla sua proiezione internazionale, saprà sostenere il gruppo nel processo di trasformazione digitale".

La Gedi moderna è il frutto della fusione avvenuta nel 2017 tra la Gedi stessa e Itedi, la ex capofila delle testate 'Il Secolo XIX' e 'La Stampa'.

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