Iraq, scontri polizia-manifestanti: almeno 44 morti a Nassiriya e Najaf

Iraq: un manifestante ucciso a Baghdad - Mondo

Iraq, Abdul Mahdi ha promesso di rassegnare le dimissioni dopo che a Nassiriya solo morte altre 15 persone

Adil al-Dikhili, governatore della regione di Dhi Qar, dov'è Nassiriya, ha chiesto il ritiro dell'esercito e ha annunciato le sue dimissioni.

L'annuncio delle dimissioni del primo ministro iracheno arriva all'indomani dell'uccisione di decine di manifestanti anti-governativi nel sud dell'Iraq e dopo che la massima autorità religiosa sciita irachena, il Grand Ayatollah Ali Sistani, aveva invitato il parlamento iracheno a togliere la fiducia al governo di Adel Abdel Mahdi, sostenuto da Iran e Stati Uniti. Sono circa 400 i manifestanti uccisi in due mesi di proteste popolari a Baghdad e nel sud dell'Iraq.

Gli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza sono continuati anche oggi, 29 novembre. Si capisce dunque come nel giro di circa 48 ore la situazione sia precipitata.

"Dal 1° ottobre sono stati uccisi oltre 300 manifestanti e migliaia sono stati feriti o arrestati", denunciava Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente.

Un altro motivo delle proteste è stato sicuramente l'influenza esercitata dall'Iran nella politica irachena. Stando a quanto riferito ad Al Jazeera da fonti della sicurezza, almeno 33 persone sono morte a Nassiriya, capoluogo della provincia di Dhi Qar, mentre altre 11 sono decedute nella città santa sciita di Najaf, dove il giorno prima era stato dato alle fiamme il consolato iraniano.

La spallata decisiva ad Abdul Mahdi è arrivata poco dopo. Protestare contro l'establishment equivale così, in un certo qual modo, ad essere anti-Iran. Tutto questo ha sicuramente contribuito ad alimentare le proteste, considerate le più forti e violente degli ultimi quindici anni nel paese.

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