Acqua radioattiva di Fukushima nell'Oceano Pacifico

Giappone. l’acqua radioattiva di Fukushima verrà sversata nel Pacifico

Fukushima, lʼacqua radioattiva potrebbe essere sversata nel Pacifico

Il terremoto aveva indotto una serie di tsunami che hanno messo fuori uso il sistema di raffreddamento della centrale, portando al secondo disastro nucleare dopo Chernobyl. Al momento oltre un milione di tonnellate di acqua contaminata sono conservate in quasi un migliaio di serbatoi attorno alla struttura. In particolare, per quelli di Fukushima, sono stati impiegati oltre 1,09 milioni di tonnellate.

L'ipotesi di un possibile sversamento nell'oceano ha però allarmato i residenti e chi vive dei prodotti del mare come i pescatori. Ripercussioni potrebbero registrarsi anche nei rapporti con altri Paesi dell'area, primo su tutti la Corea del Sud, con cui i rapporti sono ai minimi storici.

"La società Tokyo Electric Power sverserà acqua radioattiva direttamente nell'Oceano Pacifico". Quando un giornalista, pensando f di non aver capito bene, gli ha chiesto di confermare la dichiarazione, Harada ha ribadito: Penso che sia l'unica strada da percorrere", ma non ha voluto parlare di come verrà compiuta questa operazione "A causa della gravità della questione. "Tuttavia, a settembre 2018, è diventato chiaro che l'80% dello stronzio 90, dello iodio 129, ecc. erano rimasti nelle acque contaminate radioattivamente trattate dall'impianto di rimozione, ad eccezione del trizio".

Si tratta quindi di un'opinione personale e la Tepco dovrà attenersi alle decisioni del governo, dato che non è sua competenza decidere come comportarsi. Non è considerata una sostanza pericolosa per l'uomo, perché si elimina facilmente con urine e sudore.

Impossibile immagazzinarne ancora, impossibile smaltirla: l'acqua radioattiva finirà nell'Oceano Pacifico.

E' stata valutata anche la possibilità di usare i terreni circostanti, di proprietà privata ma ormai pressoché totalmente privi di valore per via della contaminazione nucleare, per i nuovi depositi.

La presenza di stronzio nelle ossa di piccoli pesci che potrebbero essere consumati dagli esseri umani potrebbe essere una delle maggiori preoccupazioni. Secondo Shaun Burnie, specialista di energia nucleare di Greenpeace, "il governo giapponese deve impegnarsi nell'unica opzione accettabile dal punto di vista ambientale per la gestione di questa crisi idrica, ovvero lo stoccaggio e l'elaborazione a lungo termine delle scorie per rimuovere la radioattività, inclusa quella del trizio".

"È fondamentale confermare con precisione quali radionuclidi sono presenti in ciascuno dei serbatoi e le loro quantità".

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