Salini Impregilo, su Astaldi impegni non formalizzati

Pietro Salini

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Progetto Italia vede il traguardo.

Salini Impregilo ha, altresì, ricevuto comfort letters non vincolanti da parte di Salini Costruttori S.p.A., CDPE e dalle altre istituzioni bancarie e finanziarie coinvolte, a vario titolo, nell'operazione quali Intesa Sanpaolo, UniCredit, SACE, BNP Paribas, Banco BPM, MPS e Illimity (per il capitale di Astaldi), che confermano la rispettiva disponibilità a proseguire fattivamente e in buona fede le negoziazioni attualmente in corso, al fine di definire termini e condizioni del loro intervento, così da poterli sottoporre alla valutazione dei rispettivi organi deliberanti.

L'operazione ha visto un ulteriore passaggio lunedì sera, termine fissato dal Tribunale di Roma per la presentazione dell'integrazione alla proposta presentata dal Contractor romano lo scorso 13 febbraio.

Il progetto, in primis, servirà a risolvere la crisi di Astaldi che ha basato il proprio piano di concordato in Tribunale sul sostegno di Salini, Cdp e le banche creditrici. Dopo un rialzo iniziale (Salini Impregilo +1,4%) e Astaldi (+4%), la prima ha invertito quasi subito la rotta, per chiudere con un calo del 3,3% a 1,702 euro, mentre Astaldi ha resistito in terreno positivo con un lieve rialzo dello 0,27% a 0,745 euro. Nei prossimi giorni intanto dovrebbe riunirsi il Cda della cassa Depositi e Prestiti per fare il punto della situazione. La proposta, articolata in molti punti, prevede tra l'altro un aumento di capitale per cassa pari a 225 milioni riservato a Salini Impregilo, l'impegno alla concessione di alcune linee di credito e l'ipotesi di un aumento di capitale di Salini da 600 milioni con la partecipazione di banche e Cdp. Più precisamente, nel contesto del suddetto Aumento di Capitale, verrebbe indirizzato a investitori istituzionali e nell'ambito dello stesso Salini Costruttori assumerebbe impegni di sottoscrizione per 50 milioni, CDPE per massimi 250 milioni e fino a massimi 150 milioni.

Il finanziamento si articola invece in 200 milioni per le esigenze di cassa di Astaldi fino all'omologa del concordato, 384 milioni da parte delle banche finanziatrici di quest'ultima, per le garanzie funzionali alla prosecuzione dell'attività, e ulteriori 200 milioni per rifinanziarne il prestito obbligazionario.

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