Missile sequestrato a Torino, Salvini: 'Estremisti volevano uccidere me'

Matteo Salvini

Sequestro armi neonazi: non era attentato a Salvini

Stando almeno a quanto dichiarato dallo stesso ministero dell'Interno: "L'ho segnalata io, era una delle tante minacce di morte che mi arrivano ogni giorno". I servizi segreti parlavano di un gruppo ucraino che attentava alla mia vita. "Sono contento sia servito a scoprire l'arsenale di qualche demente". A tale scopo aveva contattato un'azienda che si occupa di transazioni nazionali e internazionali di armamenti italiani e un funzionario di un Paese estero. Gli inquirenti, monitorando le mosse di cinque cittadini italiani che hanno combattuto nel Donbass, hanno invece scoperto il tentativo di vendere il missile. "Penso di non aver mai fatto niente di male agli ucraini - ha aggiunto -, ma abbiamo inoltrato la segnalazione e non era un mitomane". Uno di loro ricevette da un sedicente esperto d'armi la proposta di acquistare un missile, con tanto di fotografie via Whatsapp.

Il missile aria-aria, disarmato ma perfettamente funzionante, di tipo "Matra", di fabbricazione francese del peso di 800 chili, in uso alle forze armate del Qatar, era nascosto in un hangar anonimo di Rivanazzano Terme, in provincia di Pavia, ed era nella disponibilità di uno svizzero di 42 anni, Alessandro Michele Monti, proprietario dell'hangar e con una casa (perquisita) a Sesto Calende (Varese), e di un italiano di 51 anni, Fabio Bernardi, suo socio. I due, secondo gli investigatori della Digos, avrebbero voluto mettere in commercio quel missile aria-aria Matra e per questo sono finiti nel mirino dell'autorità giudiziaria. E' la domanda che si fanno in molti da ieri, da quando un razzo Matra Super 530F è stato trovato nel cuore della campagna lombarda, in un luogo insospettabile, al termine di un'operazione condotta dalla Digos e coordinata dall'Ucigos che ha portato al sequestro di un vero e proprio arsenale di armi da guerra. Un bolognese è indagato a piede libero.

Le immagini shock del missile aria aria sequestrato a Torino a un gruppo di neonazisti.

Nel corso della sua intervista a Sky TG24, Giannini sull'indagine ha spiegato: "Sono state ventiquattro ore di lavoro senza sosta, con perquisizioni che proseguono ancora. Dovremmo vedere se sia stato dismesso o rubato".

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