Corte UE: no espulsione dei "rifugiati" anche se motivate da fatti gravi

Corte Ue: se vita è a rischio, anche chi perde lo status di rifugiato non può essere rimpatriato

Immigrazione, la Corte Ue blinda i rifugiati anche se criminali: non si possono rimpatriare

La Corte di giustizia dell'Unione Europea dice "no" ai rimpatri dei rifugiati nei Paesi d'origine se in questi Paesi la persona rischia la tortura o altri trattamenti inumani che sono vietati dalla Convenzione di Ginevra. Il caso era stato sollevato da un cittadino ivoriano e uno congolese, nonché una persona di origine cecena, che si sono visti revocare lo status di rifugiato o negare il riconoscimento in Belgio e Repubblica ceca, perché considerate una minaccia alla sicurezza o condannate per un reato particolarmente grave per la comunità dello Stato membro ospitante.

Con la sua sentenza "la Corte anzitutto rileva che, benché la direttiva stabilisca un sistema di protezione dei rifugiati specifico dell'UE, essa è fondata nondimeno sulla Convenzione di Ginevra e mira a garantirne il pieno rispetto".

La sentenza pubblicata ieri ha fatto andare su tutte le furie Matteo Salvini, che ha colto l'occasione per rilanciare l'invito agli italiani di votare Lega alle prossime elezioni del 26 maggio: "Ecco perché è importante cambiare questa Europa, con il voto alla Lega del 26 maggio".

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che un cittadino extracomunitario non può essere mandato via se nel suo Paese d'origine rischia la vita o qualsiasi trattamento inumano. Spetterà poi ai magistrati nazionali stabilire se l'interessato è da considerarsi poi clandestino.

Intanto, è arrivata la sentenza del tribunale di Venezia in favore di un giovane maliano: "Il rimpatrio sarebbe un danno sproporzionato alla sua vita privata".

La Corte precisa infatti che "una persona, avente lo status di rifugiato, deve assolutamente disporre dei diritti sanciti dalla convenzione di Ginevra ai quali la direttiva fa espresso riferimento nel contesto della revoca e del diniego del riconoscimento dello status di rifugiato per i suddetti motivi, nonche' dei diritti previsti da tale convenzione il cui godimento esige non una residenza regolare, bensì la semplice presenza fisica del rifugiato nel territorio dello stato ospitante". Eppure il giudice, che glielo ha inaspettatamente concesso, ha ammesso che il maliano non è mai stato "oggetto di persecuzione per razza, religione o appartenenza a un determinato gruppo sociale". Comunque io non cambio idea e non cambio la legge: i richiedenti asilo che violentano, rubano e spaccciano, tornano tutti a casa loro. "E nel Decreto Sicurezza Bis norme ancora più severe contro scafisti e trafficanti".

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