Sarraj: pronti a partire per l'Italia 800mila tra migranti e terroristi

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In Libia si continua a combattere

Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante delle dichiarazioni in sala stampa a Palazzo Chigi, nelle quali non erano previste domande da parte dei giornalisti presenti. Lo dice il presidente del Consiglio Presidenziale e primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al-Sarraj, in un'intervista a La Repubblica che il quotidiano anticipa oggi sul suo sito web e pubblicherà integralmente domani. Stessi concetti ribaditi al Corriere della Sera, secondo cui Sarraj denuncia che il peggioramento della situazione in Libia potrebbe portare 800mila migranti e cittadini libici a partire in direzione delle coste europee e, di conseguenza, dell'Italia. Il risultato è già drammatico: almeno 130 morti di cui 55 bambini e sedicimila sfollati.

Italia: diplomazie e governo al lavoro. A riferirlo è il sito Libya Observer citando un portavoce dell'esecutivo, Muhannad Younis. "Al Thani è reduce da una visita in altri paesi, anche loro sono fortemente preoccupati per l'escalation in Libia".

Ma la posta in gioco è molto alta - il 70 per cento del petrolio italiano arriva grazie alle concessioni dell'Eni in Libia - e, nel dibattito interno l'attenzione si catalizza sul rischio che riparta il flusso dei migranti. La ministra Elisabetta Trenta a Radio Capital ha detto che "in caso di una nuova guerra non avremmo migranti ma rifugiati" e aggiungendo che questi "si accolgono". La titolare della Difesa avverte che "le conseguenze in termini di destabilizzazione ricadrebbero soprattutto sull'Italia". "È il diritto e così è". Di Maio spiega come una stabilizzazione della Libia "non si può fare solo con la politica del governo italiano, ma con una politica di redistribuzione dei migranti che deve valere sempre e una politica di cooperazione" a livello europeo. E promette che si cercherà "una soluzione intra-Libia e non ci sarà un altro intervento militare". "Non è necessario in questo momento che io o il ministro Moavero andiamo in Libia. Con gli interlocutori comunque parliamo, andare lì non è una priorità", ha aggiunto. "I porti con me rimangono indisponibili chiusi e sigillati ai mercanti di esseri umani".

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