La situazione in Libia sta peggiorando

Dalla Libia possono arrivare 6 mila profughi

La situazione in Libia sta peggiorando

Sedicimila gli sfollati fuggiti da Tripoli secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha). Attacchi e controffensive davanti ai quali la Comunità internazionale è in piena attività diplomatica per scongiurare un'escalation che potrebbe far precipitare il Paese nella guerra civile, nonché favorire spazi a posizioni estremiste - come quelle dello Stato islamico, ancora attivo, sebbene in forma nascosta, nel Paese.

Da qualche giorno i combattimenti sono in una fase di stallo fuori da Tripoli, soprattutto ma non solo nell'area dell'aeroporto, che è stato chiuso. Le milizie tripoline hanno collegamenti con Turchia e Qatar, considerati i principali protagonisti esterni di questo scontro intralibico su cui si proiettano anche divisioni mediorientali (Ankara e Doha sono in cagnesco con Riad e Abu Dhabi, spaccatura che ha ragioni culturali, politiche e geopolitiche all'interno del mondo sunnita).

Una fonte libica ci dice che la credibilità di Mismari è praticamente "zero", però è la voce di Haftar, "quindi comunque interessante". Secondo altre fonti, citate dal sito Akhbar Libya 24, citando "fonti concordanti" l'alto responsabile anti-terrorismo è rimasto leggermente ferito dall'ordigno esploso al passaggio della sua vettura, sotto un cavalcavia.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha avuto un incontro oggi con il feldmaresciallo Khalifa Haftar, comandante dell'esercito nazionale libico, per discutere gli eventi in Libia. Circostanza che gli osservatori considerano altamente improbabile.

Sul campo intanto si continua a combattere.

La propaganda tuttavia non manca nemmeno da Tripoli.

L'Onu contro Haftar: "Il suo è un golpe". Sarebbero stati portati al fronte da mezzi della cosiddetta Lna, la Libyan national army (nome ambizioso con cui Haftar chiama la sua milizia ombrello). Il consiglio presidenziale libico guidato da Sarraj ha intanto dato ordine di liberare tutti i prigionieri minorenni che sono stati catturati dall'inizio dell'offensiva ad aprile: l'invito prevede una scarcerazione condizionata all'impegno di non imbracciare più le armi e che a prendersi carico dei minori siano i propri familiari.

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