In Libia si continua a combattere. Conte annuncia un gabinetto di crisi

Conte In Libia influenze esterne L’Italia tra i pochi a parlare con tutti

Libia, Conte: «Cessate fuoco resta l'obiettivo primario. Preoccupati per l'escalation»

Anche lei è molto preoccupata e condivide la nostra linea, lavoreremo insieme per perseguire in ambito europeo una linea comune ed evitare che si proceda in modo disordinato. Lo riferisce l'Oms, mentre continua alle porte di Tripoli la guerra tra le forze fedeli al governo nazionale di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar.

Si chiudano i porti a clandestini e terroristi e si spediscano un buona volta i profughi di guerra a chi questa guerra ha voluto.

Ma Conte ha sottolineato soprattutto che in Libia "il succedersi degli scontri e l'aumento del numero di morti - stimati ormai in alcune centinaia - e di feriti, ma anche degli sfollati, segnalano un concreto rischio di crisi umanitaria che va scongiurato rapidamente".

Foad sostiene che "Manca tutto: l'elettricità, i medici, gli infermieri, i medicinali e il sangue". "Non siamo mai stati avvisati di una offensiva su Tripoli, che abbiamo condannato sin dal suo inizio". Dopo un iniziale tira e molla, è passato un documento in cui si chiede lo stop a tutte le operazioni militari in Libia, sfumando il riferimento diretto al generale Khalifa Haftar, di cui Parigi è grande sponsor.

Sarebbe "gravissimo" se "la Francia per interessi economici o commerciali stesse bloccando l'iniziativa europea per riportare la pace" in Libia "e stesse sostenendo una parte che combatte", ha dichiarato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Così il premier Giuseppe Conte parlando con la stampa a Bari. Domani riceverà a Palazzo Chigi il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, titolare del dossier libico, e il vicepremier del governo di Tripoli Ahmed Maitig, esponente di Misurata, la città che con le sue milizie a sostegno del governo di accordo nazionale sta dando il contributo più importante alla controffensiva. Il meccanismo di risposta rapida in Libia è stato attivato l'11 aprile - si legge nella nota - e in due giorni ha già raggiunto 2.000 persone con un pacchetto base che include kit per l'igiene, razioni di cibo e altro materiale. Le strutture, spiega Aodi, "sono al collasso e sono triplicate le richieste di operare in Italia i bimbi feriti". Dopo un'ora e mezza il premier ha annunciato la creazione di un "gabinetto di crisi" che rimarrà in servizio fino a quando l'emergenza non sarà rientrata.

L'aggravarsi del conflitto in Libia e delle condizioni di vita della popolazione locale rischiano di pesare non poco anche sull'Italia, e non solo perché sotto il profilo diplomatico il governo di Roma si gioca buona parte della sua credibilità internazionale, considerando il ruolo di mediatore che ha assunto.

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