Bambina nata da utero trapiantato grazie a una donatrice deceduta

Bambina nata da utero trapiantato da donatrice deceduta. Primo caso al mondo

Brasile, nata una bambina grazie all’utero di una donatrice deceduta

L'intervento di San Paolo, durato 10 ore, risale al 2016: la futura madre, 32 anni, era nata senza utero perché affetta dalla sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser. Nessuno di questi, però, era andato a buon fine: la donna rimaneva incinta ma assisteva ad aborti spontanei. Le strategie di trapianto da donatore vivente o deceduto non si escludono a vicenda e, vista l'attuale scarsità di innesti uterini e il previsto aumento futuro della domanda, entrambi saranno probabilmente necessari.

La donatrice, una quarantenne, morta di emorragia cerebrale.

"Ci sono ancora un sacco di cose che non si capiscono circa le gravidanze, o come embrioni di impianto", ha detto il Dottor Cesar Diaz, che ha co-scritto un commento di accompagnamento in gazzetta.

A 6 settimane dall'intervento la donna che ha partorito una bambina grazie all'utero di una donatrice deceduta ha iniziato ad avere il ciclo mestruale e sette mesi dopo i suoi ovociti, precedentemente fecondati, le sono stati impiantati. Durante il cesareo è stato rimosso anche l'utero trapiantato.

Ovviamente, dal momento del trapianto fino alla rimozione dell'organo la mamma ha seguito una rigida terapia a base di farmaci immunosoppressori per ridurre il rischio di rigetto del nuovo organo. La bambina appena nata pesava 2 chili, e smentisce quegli esperti che davano quasi per impossibile essere fertili con un utero trapiantato, poiché i dieci tentativi precedenti erano palesemente falliti.

"La possibilità di trapiantare un utero da una donatrice a una donna è stata sperimentata ormai quattro anni fa - afferma l'esperto - Era il 2014 quando fu eseguita la prima dimostrazione da una donna vivente ad un'altra".

La giovane donna trentaduenne di cui non sono state rese note le generalità per motivi di riservatezza, aveva delle ovaie perfettamente funzionanti. Come ricorda un articolo di commento pubblicato sempre su Lancet a margine del resoconto del risultato brasiliano, rimangono da chiarire bene molti aspetti tecnici relativi alle procedure chirurgiche, ai protocolli terapeutici di immunosoppressione, alle tempistiche di controllo durante e dopo la gravidanza.

I risultati di questo studio forniscono la prova provata che una nuova opzione per la sterilità uterina assoluta, che colpisce meno del 5% delle donne in tutto il mondo.

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