Roma, il piccolo Alex è arrivato al Bambino Gesù: "Condizioni buone"

L'ospedale Bambino Ges

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È stato proprio il professor Locatelli a contattare il Great Ormond Street Hospital di Londra, dove il piccolo Alex si trovava con la famiglia, per comunicare di voler sottoporre all'operazione quel bimbo di cui tanto si è parlato nelle scorse settimane, quando migliaia di persone si sono messe in coda in tutto il Paese per verificare di poter essere compatibili per la donazione del midollo che avrebbe potuto salvarlo. Dove però per lui non si poteva più far niente. Al Bambino Gesù verrà sottoposto ad una tecnica di trapianto innovativa: il trapianto di midollo da genitore con una metodica di manipolazione delle cellule staminali.

Per il trapianto di midollo ad Alex bisognerà comunque attendere settimane, il tempo necessario per l'esecuzione dei vari test preliminari e per il trattamento delle staminali. "Più nel dettaglio, si tratta di rischi di tipo infettivo (nella fase preparatoria le difese immunitarie del paziente vengono sostanzialmente azzerate per poi recuperare lentamente dopo l'attecchimento del trapianto); tossico (legato alla terapia di preparazione al trapianto) e immunologico".

La storia di Alex - che risiede a Londra con i genitori italiani - ha suscitato nei mesi scorsi una gara di solidarietà partita dalla Rete: su facebook papà e mamma avevano lanciato un appello per trovare un donatore compatibile per il trapianto. Ad oggi, però, non è stato trovato un donatore compatibile. È fallita infatti nelle scorse settimane anche la disponibilità di un donatore italiano il cui grado di compatibilità è stato giudicato insufficiente dall'ospedale britannico. Ma la situazione di Alex non permette tempi lunghi.

Alex sarà sottoposto ad una serie di esami ematochimici e strumentali in vista del trapianto, che avverrà da uno dei due genitori. "Tale tempistica purtroppo è incompatibile con la malattia del nostro bimbo, che come sapete richiede un trapianto il prima possibile" avevano scritto il 25 novembre 2018 Cristiana e Paolo. La percentuale di guarigione definitiva nei bambini con immunodeficienza primitiva è dell'85 per cento.

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