Referendum Atac a Roma, proteste ai seggi: "Ci impediscono di votare"

L’assessora alla Mobilità Linda Meleo

L’assessora alla Mobilità Linda Meleo

Il referendum su Atac nasce dalle numerose problematiche insorte nel corso degli ultimi anni. "Il mancato raggiungimento del quorum è una sconfitta per l'amministrazione della democrazia diretta e per una sindaca che ha fatto fatica, nelle settimane passate, e nei mesi scorsi, a dire anche una parola su questo referendum, a invitare i cittadini ad andare a votare e che ha fatto fatica, a quanto pare, anche a farsi fotografare al seggio elettorale per paura che questo potesse essere interpretato come un invito ad andare a votare per altri cittadini".

In sostanza il Comune di Roma si deve pronunciare sul futuro gestionale di Atac, presentando la propria ricetta non tanto sulla gestione dell'azienda, ma più in generale sui principi che regolano il trasporto pubblico della capitale. Il primo: "Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e su rotaia mediante gare pubbliche, anche a una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e la ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?".

DOVE E QUANDO SI VOTA: Si vota solo l'11 novembre Lo spoglio inizia alla chiusura dei seggi.

Magi ha anche criticato l'organizzazione delle procedure di voto. Su twitter il commento del sindaco di Roma: "Atac resta dei cittadini".

Il promotore Riccardo Magi di +Europa ha annunciato che farà ricorso al Tar: "Il Campidoglio ha tolto il requisito del quorum per i referendum lo stesso giorno in cui ha indetto questo". La votazione di ieri, di tipo solo consultivo, dunque non vincolante per la Giunta capitolina, prevedeva infatti un quorum del 33%.

Sul referendum, però, pende un problema che riguarda il quorum. Differentemente, ossia nel caso in cui votiate per il Sì, vi direte favorevoli alla possibilità che il Comune di Roma "favorisca e promuova l'esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale ad imprese operanti in concorrenza". Per questo, concludono i commissari, "desta preoccupazione che non sia stato ancora avviato l'iter, lungo e laborioso, per pervenire alla determinazione conclusiva riguardo al futuro assetto del trasporto pubblico a Roma, lasciando emergere una situazione di incertezza prospettica".

A sua volta il comitato promotore ha respinto le accuse ribadendo che non è vero che si punta alla privatizzazione di Atac; la loro richiesta, infatti, è quella di mettere a gare il servizio di trasporto che pur venendo assegnato a una - o più - aziende private, rimarrebbe pubblico. I numeri non tornano, ma questo poco importa alla sindaca "vincitrice" e ai vertici di Atac che hanno promesso ai giudici di incassare 91 milioni di euro dalla vendita degli immobili dell'azienda.

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