Anas, dopo l'ad Armani si dimettono anche tutti i componenti del cda

Gianni Vittorio Armani

Gianni Vittorio Armani

Le dimissioni, infatti, recita una nota della società sono state presentate "in considerazione del mutato orientamento del Governo sull'integrazione di Fs Italiane e Anas ". Il cda di Anas era stato rinnovato per tre anni nello scorso gennaio dopo il passaggio della società della strade alle Ferrovie.

Roma - Non ha festeggiato nemmeno il primo anniversario, il matrimonio tra Anas e Fs ufficialmente celebrato meno di 12 mesi fa.

Sarebbe stato proprio il rappresentante del governo a chiedere le dimissioni dell'intero Consiglio di amministrazione del concessionario stradale dopo un faccia a faccia con Armani che ricopriva l'incarico di Ad dal 2015. E subito dopo le dimissioni di Armani si sono dimessi anche altri due consiglieri del cda di Anas, Vera Fiorani e Antonella D'Andrea, espressione del gruppo Fs. Il dado, Armani, l'ha tratto ieri con la comunicazione delle sue dimissioni al ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, e poi a Gianfranco Battisti, amministratore delegato del gruppo Fs, azionista al 100% di Anas. Tramonta così la nascita del nuovo colosso italiano delle infrastrutture, partito ufficialmente il 29 dicembre con l'aumento di capitale da 2,86 miliardi di euro del Gruppo FS Italiane, mediante conferimento dell'intera partecipazione Anas detenuta dal Tesoro. "A differenza di quanto avvenuto nella fusione di Fs con Anas, fatta senza un piano industriale e una visione, il piano industriale tra Fs e Alitalia ci sarà e sarà concreto". Il leader dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, la scorsa estate, fu più chiaro ed esplicito: "La fusione Fs-Anas è una operazione sbagliata che è da fermare".

Tale cambiamento di idea non aveva di certo rallegrato, per usare un eufemismo, uno dei registi dell'operazione, ossia Armani secondo il quale invece avrebbe portato grossi vantaggi non solo di natura operativa, ma anche ai fini di risparmio e di posizionamento sul mercato. "Aspetti, questi ultimi, che innescano un virtuoso rilancio socio-economico del Paese". Un progetto che puntava a un polo integrato fra strade e ferrovie. Annunciando che "sicuramente entro l'anno". Un'escamotage che permetteva ad Anas di non pesare sul debito pubblico.

E lo stesso ministro gongola sui social: "Il vento sta cambiando anche in Anas".

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