I turchi chiudono la Pernigotti, mobilitazione in città

La proprietà turca chiude la Pernigotti, a Novi Ligure rischiano il posto in 100

I turchi chiudono la Pernigotti, mobilitazione in città

"Chiude lo stabilimento produttivo di Novi Ligure. Il passaggio di proprietà ha spesso significato svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione".

Il gruppo turco Toksöz chiuderanno lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure, che avevano rilevato nel 2013. In un incontro convocato in Confindustria ad Alessandria l'azienda ha comunicato la decisione di chiudere la fabbrica che oggi occupa 50 addetti in produzione e 150 in amministrazione e vendita.

Il figlio di Paolo, Stefano Pernigotti, nel 1971 acquisisce la Streglio, specializzata nei prodotti a base di cacao che però successivamente verrà ceduta agli americani della Heinz. E quando arriva la Prima Guerra Mondiale e il blocco delle importazioni di zucchero decretato dal Governo italiano rischia di mandare all'aria gli sforzi e i successi ottenuti, Francesco ha un'intuizione geniale che gli permette di trasformare l'ostacolo in opportunita': lo zucchero viene sapientemente sostituito con il miele e soprattutto il torrone ne guadagna, in gusto e consistenza. Nel 1935 acquistò Sperlari e un anno dopo avviò la produzione dei preparati per gelateria, una delle maggiori fonti di entrate. Un bombardamento distrugge la fabbrica che viene ricostruita negli ex magazzini militari di viale della Rimembranza, dove ancor oggi la Pernigotti ha sede. La notizia è stata data martedì da Tiziano Crocco, segretario generale dell'Unione italiana dei lavori agroalimentari (Uila) dopo l'incontro dei sindacati con l'amministratore delegato: "I pochi impiegati del settore commerciale che rimarranno saranno trasferiti a Milano", ha aggiunto. Poi nel 1995 Stefano Pernigotti, succeduto al anni prima al padre Paolo, perde i due giovanissimi figli in un incidente in Uruguay e, rimasto senza eredi, nell'estate del 1980 decide di cedere lo storico marchio novese alla famiglia Averna (quella del famoso amaro). Non si spiegano altrimenti i cento licenziamenti annunciati. Con i famosi torroni che, dunque, verranno prodotti in Turchia.

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