Dopo Wall Street, crolla anche l'Asia. Trump: "La Fed è impazzita"

Wall Street crolla giù del 3,1% Trump alla guerra dei tassi con la Fed

In caduta

La Fed, che ha alzato i tassi d'interesse tre volte dall'inizio dell'anno, "è impazzita", ha tuonato il presidente, definendo il crollo della Borsa Usa "una correzione attesa da tempo". Prima della chiusura Shanghai perde il 4,77% e Hong Kong il 3,75%.

La seduta a Wall Street ha chiuso in profondo rosso.

Arrivato a cedere 699 punti, il Dow Jones Industrial Average ne ha lasciati sul terreno circa 545, il 2,13%, avvicinandosi pericolosamente ai 25.000 punti; soltanto ieri aveva rotto al ribasso quota 26mila lasciando sul terreno 831 punti. I tecnologici sono il settore più colpito, e sperimentano la giornata peggiore dal 2011, con gli investitori che li 'scaricano' e si spostano verso titoli ritenuti più sicuri. Secondo gli esperti quella in Asia e' una reazione ritadata rispetto all'aumento dei rendimenti obbligazionari innescati dall'aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Lo stesso vale per la borsa statunitense: Wall Street ha perso più del 3 per cento, il peggior calo negli ultimi otto mesi; anche in Europa le borsa sono andate male.

Il presidente Donald Trump ha attaccato la Federal Reserve dopo il tonfo di Wall Street.

Evidentemente il Presidente americano sempre attento ai sondaggi (come peraltro i suoi predecessori) non riesce ad accettare che, dopo svariati anni di vacche grasse con ribassi infinitesimali sui listini USA, proprio ora, sotto la sua presidenza le borse possano arretrare più di quel minimo fisiologico visto negli ultimi anni ma sempre rientrato entro la settimana. In caduta libera anche i titoli tecnologici. Un cambio di rotta innescato dal balzo dei rendimenti sui titoli di stato americani e dalla politica monetaria più stringente da parte della Fed. E se gli analisti appaiono divisi sul tasso di sviluppo dell'economia americana che potrebbe aver raggiunto il picco, sono concordi nel giudicare preoccupanti le tensioni commerciali tra Washington e Pechino e la frenata dell'economia cinese che avrebbe ricadute di portata globale. La scorsa settimana il governatore Powell ha tenuto a precisare come le decisioni della banca centrale Usa siano guidate esclusivamente dai dati macro.

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