Scontro navi tra Liguria e Corsica: marea nera minaccia le nostre coste

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Nella giornata di ieri due navi si sono scontrate tra la Corsica e Genova, provocando lo sversamento in mare di circa 600 metri cubi di carburante.

Il maltempo in arrivo nella zona in cui si è sversato l'olio combustibile dopo la collisione delle due navi tra la Corsica e l'isola di Capraia rischia di rendere più difficoltoso il recupero. Sotto il coordinamento delle autorità francesi e in applicazione del piano d'intervento RamogePol (tra Francia, Italia e Principato di Monaco per la lotta contro gli inquinamenti marini accidentali nel Mediterraneo) la Guardia Costiera italiana continua il monitoraggio dell'area con mezzi aerei e navali (anche una motovedetta 409 con speciali apparecchiature per verifiche ambientali) per conto del ministero dell'Ambiente per la messa in sicurezza del tratto di mare.

"Per il momento, il danno significativo dalla collisione ha portato a uno squarcio di diversi metri nello scafo di Cls Virginia, e una macchia è stata notata attorno a entrambe le navi, la cui natura deve ancora essere confermata", hanno spiegato dalla prefettura. Le operazioni, da quanto si apprende, riguardano la posa di panne di contenimento per limitare lo spostamento degli idrocarburi e la bonifica delle acque.

Commissione Ue: 'Seguiamo sviluppi' - La Commissione europea segue e monitora la vicenda della collisione tra le due navi al largo della Corsica, con fuoriuscita di carburante. Lo ha reso noto la prefettura marittima di Tolone. Il responsabile del governo francese si recherà prossimamente sul posto.

Anche la Regione Liguria si è attivata.

L'incidente, secondo la Ong, rende improcrastinabile introdurre "norme precise sulla protezione e sulla tutela del Santuario". "Le nostre preoccupazioni si sono avverate" afferma Giannì, osservando che l'incidente è avvenuto "tra imbarcazioni che dovrebbero esser dotate delle migliori tecnologie e in condizioni meteorologiche assolutamente ideali". Una è partita da Olbia: si tratta della Koral. "Purtroppo, gli allarmi lanciati da Greenpeace e da molti altri sono rimasti inascoltati e ben pochi passi avanti si sono fatti per garantire la sicurezza dei trasporti nel Santuario".

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