Che cosa ha detto Crimi su fondi all'editoria e spot tv

Vito Crimi apre la

Vito Crimi all'attacco di Berlusconi

E Crimi sottolinea la possibilità di "introdurre dei tetti pubblicitari per aiutare dal lato degli introiti i giornali". Va subito al nocciolo della questione Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'editoria. Lo afferma il sottosegretario con delega all'Editoria, Vito Crimi, intervistato dal Fatto Quotidiano sui suoi prossimi provvedimenti. "Era previsto un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità", ma, ha spiegato, "il decreto che avrebbe dovuto fissare i criteri per questo contributo non è stato mai varato". "Noi non siamo contro i giornali per partito preso - dice il sottosegretario grillino - vogliamo solo togliere i fondi pubblici all'editoria, non eliminare il Fondo per il pluralismo". In tal modo però, ricorda il giornalista de Il Fatto Quotidiano, alcuni giornali potrebbero cessare di esistere se si togliesse il fondo di azionisti come Caltagirone o De Benedetti: "Se questi soggetti ricavano un utile dalle loro partecipazioni altri soggetti potrebbero facilmente subentrare - replica Crimi - se invece non ricavano un utile vuol dire che non si comportano da editori ma da sponsor, finanziano un giornale solo per il tornaconto alla propria azienda e non per fare informazione". "Occorre ridistribuire la pubblicita' tra tv e carta stampata", introducendo "dei tetti". "Ci sono", ha continuato, "modi per affrontare le ricadute occupazionali". Possiamo poi prevedere incentivi pubblici alla domanda, ad esempio, sostenendo gli abbonamenti oppure nuove idee innovative. Sto proponendo agli editori una piattaforma tecnologica che, ad esempio, permetta al costo di un abbonamento la lettura di tutti i giornali. "Sarebbe una 'Netflix dell'editoria'", conclude Crimi. Crimi parla inoltre del ruolo che avranno le edicole nel caso in cui avvenga questa rivoluzione del mondo dell'editoria: "Penso vadano aiutate a trasformarsi in una rete di servizi, remunerati, e non essere più schiacciate tra la distribuzione e le norme imposte dagli enti locali".

Credo che occorra mettere dei tetti alla partecipazione nelle imprese editoriali da parte di chi non ha come attività centrale l'editoria. "Vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30% dei fondi va a 4-5 testate". Insomma, un netto taglio ai fondi per l'editoria, sulla scorta di "quanto fatto con l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti".

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