Draghi: "Le parole del governo italiano hanno fatto danni"

Bce, Draghi: le parole del governo italiano hanno creato danni

Draghi: «In Italia le parole del governo hanno creato danni: aspettiamo ancora i fatti»

Le parole di Draghi non fanno altro che alimentare questo clima di difficoltà: una sorta di quiete prima della tempesta per l'economia italiana.

"Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi e il quantitative easing è uno degli strumenti con cui lo perseguiamo" rispondendo a una domanda sui timori in Italia che la fine del Qe equivalga a lasciare il paese a se stesso. A lanciare l'accusa è il presidente della Bce, Mario Draghi, riferendosi all'Italia e alle dichiarazioni che hanno fatto impennare lo spread.

Per sostenere l'inflazione sono ancora necessari misure di stimolo per via dei rischi legati al protezionismo e alle turbolenze sui mercati emergenti. "Purtroppo - ha detto - abbiamo visto che le parole hanno fatto alcuni danni, i tassi sono saliti, per le famiglie e le imprese" anche se "tutto ciò non ha contagiato granché altri paesi dell'Eurozona, rimane un episodio principalmente italiano". Richiama il governo alla parola data, "il primo ministro italiano, il ministro dell'Economia e il ministro degli Esteri hanno detto che l'Italia rispetterà le regole".

In Italia da parte degli esponenti di governo "negli ultimi due mesi le affermazioni sono cambiate" più volte, "ora aspettiamo fatti, che sono la legge di bilancio e la successiva discussione parlamentare". La stoccata a Salvini e all'idea che ci siano i vincoli europei dietro il ritardo infrastrutturale che ha causato il crollo del ponte a Genova arriva quando Moscovici ricorda che rilanciare gli investimenti col deficit "è una bugia". La Bce ha anche aggiornato le stime di crescita dell'eurozona, tagliate rispetto alla previsione precedente: il prodotto interno lordo crescerà al ritmo del 2% nel 2018, dell'1,8% nel 2019 e dell'1,7% nel 2020. A giugno gli esperti della Bce avevano previsto una crescita del pil del 2,1% nel 2018, dell'1,9% nel 2019 e dell'1,7% nel 2020. Draghi ha tuttavia voluto rassicurare, spiegando che "nonostante qualche moderazione dopo la forte performance di crescita del 2017" gli indicatori economici confermano che "è ancora in corso una solida e diffusa ripresa dell'eurozona". "Non abbiamo ancora visto alcun contagio", ha aggiunto Draghi. "Questo - ribadisce - è il motivo per cui diciamo che i paesi con un elevato debito pubblico dovrebbero essere i primi a ricostruire lo spazio fiscale, approfittando dei bassi tassi di interesse".

Altre Notizie