Diritti d'autore: il Parlamento Europeo approva la riforma

Il parlamento Ue

Il parlamento Ue

La norma è stata approvata con 438 voti a favore, 226 contro e 39 astensioni. Il via libera della plenaria apre ora la strada ai negoziati con il Consiglio per arrivare all'approvazione finale. "E' un buon segnale per l'industria creativa e culturale europea", ha detto il relatore del provvedimento, il popolare tedesco Axel Voss, ringraziando i colleghi per "il risultato ottenuto insieme". "Ci auguriamo che le eccezioni sollevate dai cittadini europei, dagli esperti accademici, dai piccoli editori, dalle startup possano essere prese in condizionare nelle successive fasi della discussione", si legge nel comunicato di EDiMA. A questo punto ci chiediamo: chi impedirà a Google e agli altri aggregatori di contenuti maggiormente in vista di allestire un sistema per raccogliere il consenso da parte degli editori online al fine della ripubblicazione gratuita degli estratti dei contenuti da loro prodotti? Gli snippet, ossia l'immagine e un breve testo di un articolo, sono stati inseriti in quanto "il 50-60%" dei lettori delle news online non legge oltre lo snippet, senza andare quindi sui siti dei media. L'articolo 13 richiede che alcune piattaforme come YouTube e Facebook impediscano agli utenti di condividere materiale protetto da copyright non autorizzato. Lo stesso si può dire dei filtri che attribuiscono un'identità ai contenuti caricati utilizzato da YouTube, spesso criticato per aver rimosso erroneamente molti video. Per questo motivo figure come il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales e l'inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee si sono espressi così fortemente contro la direttiva.

Ricordiamo che l'applicazione della direttiva, essendo tale, sarà poi soggetta alle interpretazioni delle singole nazioni, e questo è uno dei tanti punti sfavorevoli, dato che si potrebbe ottenere l'effetto opposto di quello prefissato.

"Una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet". La naturale spinta verso il rafforzamento dei monopoli però garantisce che nessun creatore di contenuti avrà voce in capitolo su come e quanto sarà pagato, perché non avrà alternative se non accettare i termini offerti dalle piattaforme stesse.

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