Parlamento europeo approva riforma copyright

Copyright, il Parlamento Europeo approva la riforma

La riforma del copyright approvata dal Parlamento Europeo. Cosa accade a Facebook e Google?

La decisione è stata presa con una maggioranza abbastanza larga: 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astenuti.

Le piccole e micro piattaforme sono invece escluse dal campo di applicazione della direttiva.

Il provvedimento vuole tutelare il diritto d'autore dei contenuti che sono diffusi attraverso internet dalle grandi piattaforme web. Questo vale anche per i cosiddetti "snippet", dov'e' visualizzata solo una piccola parte del testo di un editore di notizie.

L'articolo 13 è quello che ha scosso maggiormente le coscienze di chi ha a cuore la libertà che permea il concetto stesso di Internet.

Le grandi piattaforme (Google e Facebook) dovranno anche istituire meccanismi rapidi di reclamo, ma dovranno essere gestiti dal personale e non da algoritmi, che consentano di presentare ricorsi contro una ingiusta eliminazione di un contenuto.

Un dubbio viene proprio riguardo la citazione di GitHub, piattaforma che è stata acquistata da Microsoft e quindi da un soggetto privato con finalità commerciali. "Senza cultura del rispetto dei diritti di chi crea, scomparirebbero gli autori del presente e non ci sarebbero autori nel futuro". Soddisfazione anche per il presidente Tajani: "La direttiva sul diritto d'autore è una vittoria per tutti i cittadini". Riportiamo di seguito il commento di Tajani. Un sistema che potrebbe essere visto come un qualcosa di molto simile al Content ID di YouTube ma con la differenza che dovrebbe tenere sotto controllo praticamente tutto il web.

"Dati diffusi nei giorni scorsi - ha evidenziato il presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), Andrea Riffeser Monti - confermano che l'89% degli italiani è favorevole all'implementazione di regole europee che riequilibrino le attuali differenze di valore tra chi distribuisce massivamente contenuti editoriali e chi quei contenuti li realizza, con il proprio apporto creativo e le proprie risorse". La direttiva Ue in vigore fino ad oggi, spiega Tambiama Madiega del servizio Ricerca del Parlamento Europeo nel briefing "Copyright in the digital single market" risale al 2001: le norme tuttavia hanno "faticato ad adattarsi" all'ambiente digitale, secondo il servizio studi del parlamento Ue.

Editori, giornalisti e autori auspicano un compromesso più alto possibile visto che sono in gioco la libertà e l'identità europea. I giganti della Rete, che pagano nell'Unione tasse irrisorie trasferendo ingenti guadagni negli USA o in Cina, non possono arricchirsi a spese del lavoro e degli altri.

REMUNERAZIONE GIORNALISTI. Ai giornalisti dovrà andare una quota della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice.

Mente chi parla di censura. A suo tempo, la stessa Wikipedia si oscurò per diversi giorni per protestare sui contenuti della riforma. Così come l'uso privato dei contenuti via Tinder, eBay o Dropbox. Le destre sono al governo in sette Paesi Ue, come in Italia, Polonia, Ungheria e Austria, e sono in crescita, più o meno forte, in altri otto: tra questi ultimi la Svezia, la Finlandia, la Francia e la Germania.

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