Il Parlamento Ue condanna Orban, ora decidono i leader

Da sinistra il primo ministro ungherese Viktor Orban con il ministro dell'Interno Matteo Salvini

Da sinistra il primo ministro ungherese Viktor Orban con il ministro dell'Interno Matteo Salvini

E' la prima volta il Parlamento ha adottato tale iniziativa per l'attivazione dell'articolo 7 per una grave minaccia allo Stato di diritto, alla democrazia e ai diritti fondamentali in uno Stato membro, in questo caso l'Ungheria.

Fra i principali partiti italiani, hanno votato a favore della "opzione nucleare" il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Prima del voto di oggi, il premier Orbán aveva lanciato ieri un appello accorato contro l'approvazione del Rapporto Sargentini. Orban ha poi allargato il discorso alle differenze culturali tra il suo Paese e altri Stati membri della Ue: "Noi abbiamo una visione diversa sul cristianesimo, pensiamo in modo diverso sulla famiglia e la migrazione, ma se vogliamo che l'Unione europea sia unita nella diversità, questo non è un motivo per escludere l'Ungheria dal processo decisionale".

Dal punto di vista tecnico, il voto di oggi avvia le procedure per l'articolo 7 ma non chiede esplicitamente le sanzioni. Dopo l'Ungheria di Orban e la Polonia di Kaczynski e Morawiecki, nei prossimi mesi la sinistra e la UE metteranno nel mirino anche l'Italia, il nostro governo e il nostro leader Matteo Salvini.

Il partito di Orban, Fidesz, fa parte del Partito popolare europeo (Ppe), il gruppo più numeroso dell'assemblea, che però appare spaccato sull'approccio da adottare. Dalla discussione degli emendamenti presentati esce così una nuova versione del testo che conserva i due articoli 11 e 13 più controversi, ribadendo la necessità di una remunerazione equa per la pubblicazione sul web di contenuti autoriali e la necessità di accordi di licenza tra le piattaforme della Rete e gli autori dei contenuti che vengono diffusi. All'epoca si cominciava a parlare di un allargamento dell'Ue ai paesi dell'Europa dell'est, dove si temeva che alcuni dei princìpi democratici essenziali per l'adesione e la permanenza nel blocco potessero essere violati.

La maggioranza Lega-M5S che sostiene il governo italiano si è spaccata, così come è successo anche in Austria e in Belgio. Il voto sulle sanzioni all'Ungheria "è una difesa dei valori o è un attacco politico nei confronti del Ppe?".

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