Nessuno Stato europeo vuole i 141 migranti soccorsi dalla Aquarius

L'appello dell'Aquarius dopo due giorni in mare con 141 migranti a bordo:

Nave Aquarius con 141 migranti a bordo, Msf: assegnateci porto sicuro

"Quindi per noi ora ciò che è preoccupante è la mancanza di assistenza in mare che questo comporta, visto che le navi vengono scoraggiate e le vediamo cambiare rotta senza fornire soccorso alle persone che ne hanno bisogno".

Con questo tweet, Danilo Toninelli invita il Regno Unito ad assumersi le sue responsabilità per l'accoglienza dei migranti salvati dalla nave della ong Aquarius che batte bandiera di Gibilterra.

Sos Mediterranee e Msf "chiedono nuovamente a tutti i governi europei e alle loro autorità competenti per il soccorso marittimo di riconoscere la gravità della crisi umanitaria nel Mediterraneo e garantire un rapido accesso al luogo di sbarco sicuro più vicino e di facilitare, piuttosto che impedire, l'assistenza umanitaria salvavita nel Mediterraneo centrale". Sono già diverse settimane che il governo di Giuseppe Conte, seguendo la linea dura del ministro dell'Interno Matteo Salvini, si rifiuta di far approdare nei porti italiani le navi delle ong e le navi mercantili che hanno soccorso i migranti nel Mediterraneo.

"L'Ong #Aquarius è stata coordinata dalla Guardia Costiera libica in area di loro responsabilità", ha scritto il ministro su Twittter. L'imbarcazione è al momento in attesa di un porto sicuro dove poterli sbarcare e accusa: "5 navi hanno ignorato le barche in difficoltà in mare" (LO SPECIALE MIGRANTI). L'Aquarius si sta ora dirigendo verso nord, per richiedere il luogo di sbarco più vicino a un altro Centro di coordinamento.

Su Twitter Msf fa sapere che "le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili, ma molti sono estremamente deboli e denutriti". La convenzione di Amburgo del 1979 e altre successive norme sul soccorso marittimo (PDF) - norme che l'Italia è tenuta a rispettare - gli sbarchi di persone soccorso in mare devono avvenire nel primo "porto sicuro" sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani: e, almeno sulla carta, il primo "porto sicuro" per le persone soccorso tra la Libia e l'Italia è l'Italia.

A oggi l'Aquarius è una delle due navi rimaste a occuparsi dei soccorsi nel Mediterraneo, dopo la campagna di criminalizzazione delle organizzazioni umanitarie e il fallimento delle politiche europee in tema di asilo, ripartizione e ricollocazione dei migranti. Secondo quanto riferisce Aquarius, il centro di coordinamento libico avrebbe confermato di essere l'autorità che coordina i salvataggi, informando però la nave che non avrebbe assegnato un luogo sicuro di sbarco.

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