Italia collusa con la Libia: in due mesi 711 morti in mare

Matteo Salvini in visita a Tripoli 25 giugno 2018

Matteo Salvini in visita a Tripoli 25 giugno 2018

Secondo l'Ong, "i governi europei sono collusi con le autorità libiche per contenere in Libia i rifugiati e i migranti, a dispetto degli orribili abusi che rischiano per mano della Guardia costiera libica e nei centri di detenzione in Libia".

Secondo Amnesty International la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale ha causato, solamente fra giugno e luglio 2018, almeno 721 morti in mare, come indicato nel briefing pubblicato oggi titolato "Fra il diavolo e il mare profondo".

Amnesty punta anche il dito contro Italia e Malta accusandole di trattare le ong in modo sempre più "ostile" con un conseguente "impoverimento di asset vitali dedicati al salvataggio".

Matteo De Bellis, ricercatore di Amnesty che ha condotto lo studio, ha spiegato: "Nonostante il calo del numero di persone che cerca di attraversare il Mediterraneo negli ultimi mesi, il numero dei morti in mare è salito". Si cita anche il salvataggio di Josefa e il recupero da parte della ong Proactiva di due corpi su un relitto abbandonato dalla Guardia Costiera libica, avvenuto lo scorso 17 luglio, e il caso della Asso Ventotto, con il respingimento di oltre 100 persone verso la Libia del 30 luglio. Il numero dei detenuti è più che raddoppiato negli ultimi mesi, passando dai 4.400 di marzo ai più di 10.000 - fra cui 2000 donne e bambini - della fine di luglio. "Praticamente tutti sono finiti nei centri dopo essere stati intercettati in mare e riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, che è equipaggiata, formata e appoggiata dai governi europei". "La responsabilità per il crescente numero di vittime è riconducibile ai governi europei che sono più preoccupati a tenere le persone lontane rispetto che a salvare vite umane", ha affermato Matteo de Bellis, ricercatore su asilo e migrazione di Amnesty International. "In risposta a ciò, l'Italia ha cominciato a negare l'ingresso nei suoi porti alle navi che trasportavano persone salvate". Persone disperate sono state lasciate in mare con cibo, acqua e riparo insufficienti, mentre l'Italia tenta di aumentare la pressione politica per ottenere una condivisione di responsabilità con altri stati europei - ha detto de Bellis. "Il recente aumento delle morti in mare non è solo una tragedia, è una disgrazia". Ritardi non necessari nello sbarco costringono le persone che necessitano di assistenza urgente - compresi i feriti, le donne incinte, i sopravvissuti alla tortura, le persone traumatizzate da naufragi e minori non accompagnati - a rimanere in mare per diversi giorni.

"In questo spietato rifiuto di concedere a rifugiati e migranti di sbarcare nei porti, l'Italia sta usando le vite umane come pedine di scambio". Questa nuova politica è destinata alle barche delle Ong, alle imbarcazioni commerciali, e anche alle navi delle marine straniere.

Il rapporto denuncia anche il modo in cui le autorità italiane e maltesi hanno denigrato, intimidito e criminalizzato le Ong che cercano di salvare vite in mare, rifiutando alle loro navi il permesso di sbarcare e arrivando addirittura a sequestrarle e definisce "profondamente preoccupanti" i piani di espandere questa politica di esternalizzazione nella regione.

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