Papa Francesco ricorda Paolo VI, morto 40 anni fa

PERISCOPIO/ L'Italia oggi ripensando a Paolo VI

Gli ultimi difficili mesi del pontificato di Paolo VI

A Castel Gandolfo, nella dimora estiva dei Pontefici, l'orologio segnava le 21,40. Giovanni Battista Montini, Paolo VI, il 262esimo successore di Pietro, si spense come aveva desiderato: lontano dai riflettori e dalle veglie di popolo che avevano accompagnato l'agonia di Angelo Roncalli, Giovanni XXIII, e che più in là, negli anni, avrebbero segnato le ultime ore di Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II. "Aveva pregato Dio di consentirgli un addio in solitudine", annotò tempo fa Avvenire, il quotidiano cattolico: "Fu esaudito". Anche i miracoli, ammonisce il Papa, non servono a nulla se ci appagano così tanto da non lasciarci più camminare dietro a Gesù, come si evince dal brano di Vangelo della XVIII domenica del Tempo ordinario (Gv 6,24-35).

Strano destino, quello di Paolo VI. E' stato prima criticato, poi contestato e infine semplicemente dimenticato, messo da parte senza tanti complimenti, bollato con definizioni particolarmente graffianti: "il Papa del dubbio", "Amleto", "Paolo Mesto". Riguardando oggi la sua figura con il rigore degli storici, Paolo VI risulta essere stato ben altro.

Nella catechesi che ha preceduto l'Angelus, Papa Francesco è tornato a mettere in guardia i fedeli dalla "tentazione comune di ridurre la religione alla pratica delle leggi, proiettando sul nostro rapporto con Dio l'immagine del rapporto tra i servi e il loro padrone: i servi devono eseguire i compiti che il padrone ha assegnato, per avere la sua benevolenza". Papa Montini ha portato a conclusione il concilio Vaticano II. "Dal cielo interceda per la Chiesa e per la pace nel mondo".

La memoria liturgica di Paolo VI viene celebrata il 26 settembre, il giorno in cui nacque. Compreso l'accento sulla misericordia, che ha colorato il recente Anno Santo. Papa Francesco non ne fa mistero. Più che le parole, però, come sempre, contano i fatti. Si tratta di un cibo che Gesù ci dona ogni giorno: la sua Parola, il suo Corpo, il suo Sangue. Non a caso fu lui che nel discorso con cui chiuse il Concilio vaticano II, il 7 dicembre 1965, parlò di una Chiesa "samaritana", "ancella dell'umanità", più incline a "incoraggianti rimedi" che a "deprimenti diagnosi", a "messaggi di fiducia" che a "funesti presagi".

Una ragionata gratitudine Bergoglio l'ha espressa a voce alta il 19 ottobre 2014, proclamando beato Montini. "Questo grande Papa della modernità, lo salutiamo con un applauso, tutti!", ma cade in questa data anche una delle ricorrenze più care ai cittadini romani, la Dedicazione della basilica di S. Maria Maggiore, detta popolarmente "Madonna della Neve". Paolo VI, consultatosi con l'allora monsignor Agostino Casaroli, la rende nota pubblicamente e la consegna alla Sala Stampa Vaticana perché la conservi nei suoi archivi. Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa! All'Angelus il Papa ha spiegato infatti che "l'opera di Dio non consiste tanto nel fare delle cose, ma nel credere in Colui che Egli ha mandato; o meglio, la fede in Gesù ci permette di compiere le opere di Dio".

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