Cancro al pancreas, cannabidiolo triplica sopravvivenza

La direttrice del laboratorio Giovanna Chiorino

La direttrice del laboratorio Giovanna Chiorino

Uno studio condotto in collaborazione dalla Queen Mary University di Londra e dalla Curtin University, a Bentley, in Australia, ha fatto emergere le proprietà curative di una molecola presente all'interno della cannabis, la pianta utilizzata per la produzione di marijuana.

Negli esperimenti sui topi, gli studiosi hanno somministrato contemporaneamente CBD e un farmaco chemioterapico comune, la Gemcitabina, rilevando una sopravvivenza media di 56 giorni, contro i 23,5 giorni di sola chemioterapia. Il risultato del test è apparso successo: i topi che avevano il tumore al pancreas sono sopravvissuti fino a tre volte di più rispetto agli animali non sottoposti alla medesima cura.

Questo studio dà la possibilità agli affetti dal tumore al pancreas di trovare la giusta via per la guarigione, o diminuire il tasso di mortalità.

L'autore della ricerca è italiano e si chiama Marco Falasca. Marco Falasca, della Queen Mary University, i risultati positivi sarebbero offerti da una molecola chiamata "cannabidiolo", che se integrata ai normali trattamenti chemioterapici può incrementare in maniera netta le possibilità di sopravvivenza nei topi.

"L'aspettativa di vita dei malati di cancro al pancreas è cambiata di poco negli ultimi 40 anni, perché ci sono davvero pochi trattamenti disponibili, e in gran parte si tratta di cure palliative - aggiunge l'esperto -".

In particolare, le ricercatrici della Fondazione Edo ed Elvo Tempia Giovanna Chiorino e Lidia Sacchetto, attualmente dottoranda del dipartimento di matematica del Politecnico di Torino, hanno contribuito allo studio delineando la modalità che fa sì che nel tumore pancreatico ci sia una sovraespressione di GPR55, il recettore che viene inibito dal Cannabidiolo. Quindi secondo i ricercatori se questi effetti si riproducono nell'uomo, il cannabidiolo potrebbe essere utilizzato nelle cliniche oncologiche quasi immediatamente, senza dover aspettare che le autorità approvino un nuovo farmaco. Infine, il cannabidiolo e' noto anche per la sua efficacia nel ridurre gli effetti avversi della chemio, nausea, diarrea, vomito, quindi aumenterebbe anche la qualita' di vita dei pazienti. Il cannabidiolo, peraltro, non e' una sostanza psicoattiva quindi non ha effetti collaterali come altre molecole della cannabis.

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