Decreto dignità, scintille tra governo e Boeri: "Si dimetta"

Decreto Dignità, Di Maio: «Nessuna accusa ma cerchiamo la

Scontro senza precedenti tra governo e Inps. Salvini chiede le dimissioni di Boeri

Tutti contro Tito Boeri, la maggioranza Lega-M5s cerca di chiudere così la polemica sul cosiddetto "decreto dignità" che ha quasi provocato un cortocircuito tra il vice-premier Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria. Il presunto "colpevole" andava indicato con chiarezza e Di Maio ha voluto precisare, nella stessa nota congiunta, che bisogna capire da dove provenga quella "manina" che, si ribadisce, "non va ricercata nell'ambito del Mef". "In un mondo normale - aggiunge quindi - se non sei d'accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell'Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti".

Troppo, per Boeri, che a quel punto ha deciso di passare alla controffensiva: "Le dichiarazioni contenute nella nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche".

"Quanto al merito, siamo ai limiti del negazionismo economico - prosegue Boeri".

A gettare benzina sul fuoco è anche Matteo Salvini: "Il presidente dell'Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione", dice.

Si spiega così, e con la pressione della rete istituzionale che fa capo al Quirinale in vista della legge di bilancio e delle misure sul sistema previdenziale, la frenata di Di Maio sull'ennesima richiesta di Salvini di "cacciare" Boeri.

Secondo Salvini, il presidente dell'Inps si dovrebbe dimettere. "In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo - scrive Boeri - l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro". Poi continua: "È difficile stabilire l'entità di questo impatto, ma il suo segno negativo è fuori discussione" e anzi "la stima dell'Inps è relativamente ottimistica".

Di Maio è tornato sulla questione nella serata di domenica 15 giugno.

Il giallo sui numeri del Decreto Dignità ha scatenato un attacco senza precedenti contro Boeri che già era malvisto dai leghisti per le aperture sui migranti e ora anche dai Cinquestelle per le stime negative sulle ricadute occupazionali del primo atto del governo. "L'Inps ci deve fornire i dati, non un'opinione contrastante, perché se permette i soldi li troviamo noi". All'articolo 14 del provvedimento, dedicato esclusivamente alle coperture ed assente nelle prime bozze del decreto, comparso dunque proprio prima della bollinatura della Ragioneria, viene infatti prevista una verifica trimestrale "delle maggiori spese e minori entrate" derivanti dalle norme che riducono la durata dei contratti a termine, affidata però - ancora una volta - proprio all'Inps che dovrà informare ministero del Lavoro e ministero dell'Economia.

Il testo prevede norme sul lavoro, le imprese e il gioco d'azzardo. Proprio alla voce "Lavoro e welfare", il ministero che alla fine Luigi Di Maio, tramontato l'approdo da premier a Palazzo Chigi, ha alla fine scelto di tenere per sé.

Al centro del dibattito le critiche al provvedimento che porterebbe, secondo alcune interpretazioni, a una riduzione di 80mila posti di lavoro circa in dieci anni. In un'intervista al Giornale ha definito il dl Dignità un "provvedimento contro le imprese, contro i giovani, contro i lavoratori: un decreto che rischia di far scappare gli investitori stranieri". Non è un numero messo dal governo. - aveva tuonato Di Maio in un video postato su Facebook.

Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e il ministro dell'Economia Giovanni Tria smentiscono contrasti.

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