Taglio alle pensioni: la Lega propone contributo di solidarietà

Pensioni d'oro la Lega

Pensioni 2019, a chi conviene uscita a quota 100: in corsa carriere regolari e statali

Negli ultimi mesi si è parlato tanto della così detta Quota 41, uno dei "pilastri" - assieme alla Quota 100 - su cui Lega e M5s vorrebbero basare la nuova riforma delle pensioni. Ma come forse alcuni lettori sapranno, alcuni lavoratori hanno diritto già oggi ad andare in pensione con 41 anni di contributi versati, a prescindere dall'età.

Come spiega l'INPS, da maggio 2017 i lavoratori interessati possono ottenere la pensione anticipata con 41 anni di contribuzione. Inoltre, si presuppone che non venga rinnovato l'Ape social, la misura di uscita anticipata a 63 anni in vigore, in regime sperimentale, fino al 31 dicembre 2018 per le uscite di particolari categorie di contribuenti che abbiano almeno 63 anni di età. I lavoratori precoci, così, dovranno maturare 41 anni e 5 mesi di contributi se vorranno smettere di lavorare prima degli altri.

In questo modo chi percepisce un assegno molto basso contribuirebbe in maniera inferiore, mentre chi ha una pensione considerata "d'oro" subirà un taglio maggiore (ma Brambilla non ne specifica una percentuale). Ma per la prima pare ci siano tempi duri.

Quota 41 o Quota 42?

Sulla proposta di casa leghista, però, oltre al Partito democratico vanno all'attacco anche i sindacati, che in una nota congiunta hanno chiesto al governo di "fermarsi", dopo aver lamentato l'assenza di un confronto serio e di merito con i rappresentanti dei lavoratori: "Le pensioni non si toccano", hanno dichiarato unitamente, evidenziando per di più che un intervento come quello ipotizzato da Brambilla sarebbe "una clamorosa retromarcia rispetto a quanto fatto in questi ultimi anni con l'allargamento e il potenziamento della 14esima". L'alternativa sul tavolo è quella di portare la quota 41 a quota 42, innalzando di un anno il requisito contributivo previsto.

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