Pensioni, dal 2019 taglio dell’1% dell’assegno con i nuovi coefficienti

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Questo disegno riformatore complessivo, che dovrà ricomprendere anche le questioni aperte relative alla previdenza integrativa, la separazione assistenza/previdenza e la rivalutazione delle pensioni in essere, costituisce la base di un possibile intervento organico, che trovi in se la propria sostenibilità economica e sociale, ora e in prospettiva. Per capire cosa succede alle pensioni e ai tagli prospettati ci sono allora le simulazioni del quotidiano Italia Oggi.

I coefficienti vengono aggiornati in base all'aumento della speranza di vita, detti anche requisiti anagrafici per andare in pensione. Ad esempio, un ventenne potrebbe smettere di lavorare cinque anni e mezzo prima, ma avrebbe un assegno più basso di 210 euro al mese, il 16% in meno. E' stato pubblicato in GU n. 31/2018 il Decreto del 15 maggio del Ministero del Lavoro, che modifica i coefficienti di trasformazione del montante contributivo validi per il triennio 2019/2021. Aumentando la percentuale diminuisce la quantità di soldi che i lavoratori si ritroveranno nel loro assegno pensionistico; rispetto al triennio passato (2016-2018) i coefficienti di trasformazione sono diminuiti e ciò ha reso le nostre pensioni sempre più leggere. "Servono scelte chiare. Non si può dire un giorno una cosa e un giorno un'altra".

Un sistema pensionistico contributivo ma corretto con elementi solidaristici e di equità, in particolare riconoscendo la diversità dei lavori in termini di gravosità, il lavoro di cura e la particolare situazione delle donne (attraverso la proroga di opzione donna ma non solo), il lavoro povero e discontinuo, che purtroppo riguarda in misura rilevante i più giovani.

"Stanno cercando di cambiare linguaggio perché si rendono conto che cancellare una legge potrebbe essere anche facile se si fosse così ingenui da non sapere che se si cancella una riforma bisogna predisporre in modo molto chiaro come si coprono i costi".

Assegni più leggeri per chi andrà in pensione nel 2019.

In sostanza uno scambio tra anticipo sul tempo e risorse finanziarie, tra possibilità di lasciare il lavoro prima e pensioni meno sostanziose.

58 anni: divisore 23,236; coefficiente 4,304%.

62 anni: divisore 20,878; coefficiente 4,79%. Attualmente - spiega il quotidiano nella apposita tabella - questi riceverebbero un assegno di 1.627 euro nel primo caso e 1.577 nel secondo; anticipando, invece, con i criteri della quota cento l'assegno si ridurrà per entrambi a 1.546 euro.

Questi coefficienti variano in base all'età del lavoratore al momento di andare in pensione, tra i 57 e i 71 anni e saranno più alti quanto maggiore è l'età del dipendente. "Sappiamo che questi accordi non sono ripetibili per tutte le aziende del settore alimentare, ma l'accordo ci dice che se ci sono relazioni sindacali che riconoscono il ruolo e la funzione della Rsu, delle strutture sindacali territoriale come soggetti portatori di interessi dei lavoratori, si possono trovare strade che evitano traumi ai lavoratori e dare inizio a percorsi lavorativi per le nuove generazioni di lavoratori". Il coefficiente passerà dal 5,700% attuale al 5,604%.

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