Il Regno Distrutto, il film di J.A. Bayona

Il T Rex in una scena iniziale del film

Universal

Divenuto realtà con il parco a tema Jurassic World, il sogno di John Hammond è di nuovo andato in frantumi: il progetto di mettere le creature preistoriche in gabbia e trasformarle in attrazioni per famiglie ha funzionato finché lo spaventoso ibrido Indominus Rex non è evaso dal recinto, seminando il panico su Isla Nublar.

Jurassic World: il Regno Distrutto, sotto la patina di colossal movie pieno zeppo di effetti speciali e di fanservice, si fa portatore di un messaggio ben più importante e sotteso. Lì, la gente è indecisa se salvare o lasciare che si estinguano definitivamente i dinosauri.

Firmato da Colin Trevorrow e dal co-sceneggiatore Derek Connolly, Jurassic World: Il regno distrutto è diretto da J. A. Baytona, il quale ha terminato le riprese della pellicola il 9 luglio 2017. Quando il vulcano dormiente dell'isola si sveglia inghiottendo il "rifugio sicuro" dei dinosauri, Claire (Dallas Howard) viene incaricata da Lockwood di organizzare una spedizione per salvarli.

Questa volta Owen e Claire avranno dalla loro parte il professor Ian Macolm (Jeff Goldblum), specialista della teoria del caos, l'impacciato Franklin Webb (Justice Smith) del Dinosaur Protection Group, esperto di sistemi digitali, e la dinamica Zia Rodriguez (Daniella Pineda), esperta paleo-veterinaria. Infatti, il film si focalizza sull'uomo come il vero e unico animale da temere per il futuro della sua specie e delle altre.

Nonostante il cambio di tono nelle modalità di costruzione del racconto preistorico, Il regno distrutto mantiene inalterato il fascino per il fare le cose in grande che si era apprezzato nel film precedente (le opere originali erano più "localizzate" in un certo senso).

Unico luogo di respiro: la villa di Lockwood, dove conosciamo l'altrettanto unica sorpresa positiva del film: la piccola Masie, nipote di Lockwood e "identica" alla defunta figlia del magnate.

Quest'ultimo, prolifico autore spagnolo, mette da parte la propria visionarietà confermandosi capace di servire una causa mainstream e regalando, a tratti, la sensazione di déjà vu delle origini, sensazione che investe soprattutto chi era bambino ai tempi del primo Jurassic Park targato Spielberg. Bayona si riappropria dei chiaroscuri che avevano caratterizzato il suo film d'esordio (l'horror The Orphanage), li fa vibrare nella notte con un gioco di specchi e riflessi che non fanno altro che accrescere lo sgomento e il panico del contesto e di queste creature, infila i nostri titanici amici all'interno di stretti cunicoli, espandendo la claustrofobia, invade e sconfina, con il più classico dei cliché, all'interno dell'habitat infantile di una bambina (la sua cameretta) con la prepotenza e la brutalità rettile; ma alla fine lascia che il film possa essere consumato da tutti. Come dice la stessa Claire nel film: tutti ricordano la prima volta che hanno visto un dinosauro, e in questa pellicola siamo sin da subito troppo lontani dall'indimenticabile stupore negli occhi del paleontologo Alan Grant e della paleo botanica Ellie Sattler del Jurassic Park del 1993.

Il finale (che non vi sveleremo) pone le basi per un terzo film, la cui uscita è prevista per il 2021.

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