Tito e gli alieni di Paola Randi. La recensione

Paola Randi racconta una scena di Tito e gli alieni

Recensione del film : '' Tito e gli alieni ''

Un Professore napoletano (Valerio Mastandrea), ricercatore di possibili suoni alieni provenienti dallo spazio più lontano, vive isolato dal mondo in una casa mobile nel deserto del Nevada, accanto all'Area 51. "Il suo desiderio è entrare nel laboratorio segreto dello zio per scoprire che cosa accade", dice Paola Randi, regista di Tito e gli alieni. Scienziato mesto a un passo dall'Area 51, segue un progetto, o almeno dovrebbe, per conto del governo degli Stati Uniti.

Valerio Mastandrea trasuda sentimenti ed è l'immagine della umana depressione, Luca Esposito impone i suoi sentimenti sullo schermo con la sublime sfrontatezza dell'infanzia e Clémence Poésy è l'anello di congiunzione artistico fra l'umano e l'alieno. Non si scappa dal dolore, anzi prima lo si affronta e prima lo si supera. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Sono quelli della perdita, dell'incapacità a lasciare andare le persone care che non ci sono più, l'ostinazione a trattenerle, a costo di grandi sofferenze.

Con loro, ci siamo anche noi spettatori sul volo Capodichino-Las Vegas, affascinati dalla sequela di incredibili alberghi di lusso che costeggiano la celebre Strip...

Paola Randi, che già ha dato prova di freschezza e originalità registica con il suo primo film Into Paradiso (di cui vi invitiamo a riascoltare l'intervista che abbiamo fatto alla regista in occasione dell'uscita) anch'esso interpretato in un ruolo da protagonista da Gianfelice Imparato, sceglie un percorso meno tortuoso e aspro rispetto ai più ampollosi e complessi film di tematica simile per dare alla storia un taglio da commedia fantastica aiutata anche dalla verve dei due interpreti più giovani, in particolare del piccolo Luca Esposito e dal protagonista principale, impassibile e disincantato, pur nella sua scelta di continuare a vivere non proiettato nel futuro com'è umanamente corretto ma introiettato nelle ombre dolorose del suo passato.

Gli scenari evocati dalla Randi rispettano le regole dell'immaginario americano: sono figli del cinema on the road, ma l'unico viaggio che compiono è all'interno della complessità dell'animo umano, delle fragilità che ognuno di noi coltiva in silenzio, finendo per assomigliare piuttosto ai resti di una decomposta fiera, di un dismesso Luna Park di frontiera.

Il vero cuore del film si annida nel valzer di solitudini che si muovono sullo schermo: il professore, Tito, Anita, Stella, perfino LINDA - il software - sono anime smarrite, alla disperata ricerca di qualcosa che hanno perso ma che sperano di poter vedere/sentire/provare ancora un'ultima volta.

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