Tumori: seno, chemio evitabile in 70% casi iniziali con test genetico

Tumore seno con test 70% donne può evitare chemio

Svolta nella cura del cancro al seno, il 70% delle donne potrebbe evitare la chemio

Il successo delle cure immunoterapiche varia molto in funzione del tipo di tumore che si vuole vincere. Ma dall'analisi secondaria svolta sulle donne che dopo avere sviluppato un cancro al seno sono state seguite per il decennio successivo emerge una sopravvivenza maggiore in quelle che hanno seguito la dieta a basso contenuto di grassi (82%) rispetto a quelle che hanno proseguito con la dieta abituale (78%). Quelle con un Recurrence Score superiore a 26, per contro erano quelle a prognosi peggiore, con un tasso di recidive a distanza del 13% nonostante l'associazione chemioterapia- ormono-terapia.

A spiegarlo sono i ricercatori del Clinical Research dell'Albert Einstein Cancer Center and Montefiore Health System di New York che mettono in evidenza come si possano usare informazioni genomiche per decidere nel miglior modo possibile sui trattamenti nelle donne ai primi stadi del cancro. La strategia chemio-free può inoltre essere applicata anche a tutte le donne al di sotto dei 50 anni, con tumori ormono-positivi, HER-2 negativi, senza metastasi linfonodali e con Recurrence Score compreso tra 0 e 15 (circa il 40% delle donne con carcinoma della mammella di questa fascia d'età). All'interno di una sperimentazione clinica di pazienti con metastasi, i medici del dipartimento di chirurgia del National Cancer Institute statunitense, hanno analizzato campioni dei loro tumori e hanno estratto i linfociti, cellule del sistema immunitario. "Ogni donna con tumore iniziale al seno dai 75 anni in giù - precisa- dovrebbe dunque avere la possibilità di sottoporsi al test e discutere con il medico riguardo all'opportunità della chemioterapia dopo l'intervento".Il Taylor X è stato creato sul modello della biopsia tumorale.

Anche in Italia, spiega il direttore dell'Unità di oncologia dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, Francesco Cognetti, "abbiamo effettuato uno studio simile a quello americano utilizzando il test che misura il rischio di recidive per queste pazienti con cancro al seno iniziale".

"In parole povere - spiega il dottor Harold Burstein - questo significa che migliaia di donne potranno evitare la chemio con tutti i suoi effetti collaterali".

A questo punto i medici hanno testato varie cellule Til della paziente, per trovare le più abili nel riconoscere le proteine mutate. In questa edizione del congresso dell'ASCO si è parlato molto di de-escalation, di riduzione delle terapie. La paziente è da due anni libera da malattia.

"Premesso che sono studi in fase sperimentale e non attuabili, per lo meno per ora, dobbiamo evitare di illudere il paziente neoplastico in questo momento".

Ad annunciare gli importanti progressi è stata Kathy Albain, oncologa al Sistema Sanitario dell'Università di Loyola, e co-autrice dello studio pubblicato nel New England Journal of Medicine in contemporanea alla presentazione a Chicago.

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