La giustizia per Alice Gruppioni che fu uccisa a Venice

Christian Casadei nel giorno del loro matrimonio celebrato il 20 luglio 2013 a Pianoro

Christian Casadei nel giorno del loro matrimonio celebrato il 20 luglio 2013 a Pianoro

Alice Gruppioni si trovava in viaggio di nozze con il marito Christian Casidei a Los Angeles quel maledetto 3 agosto 2013 quando Nathan Campbell, 39 anni, spacciatore, con la sua auto, si è piombato a tutta velocità sulla folla della famosa Boardwalk, travolgendo i passanti e causando la morte della ragazza.

All'assassino Nathan Campbell invece, la cauzione era stata stabilita a 1 milione di dollari per poi essere tramutata in una condanna di anni 42 di detenzione. Sono trascorsi cinque anni e da allora la famiglia di Alice, proprietaria della Sira Group, azienda di Rastignano, non si è mai arresa.

Il risarcimento totale deciso dalla municipalità della città californiana è di 14 milioni di dollari, di cui 12 al padre di Alice, Valerio Gruppioni, imprenditore e ex presidente del Bologna Calcio. Altri due milioni sono divisi tra tre delle 16 persone che rimasero ferite sul lungomare. E sarebbe stata proprio questa "situazione di pericolo" a causare la morte di Alice.

Los Angeles è così costernata per quello che è accaduto che, in memoria della vittima, sarà posta una targa sul lungomare di Venice Beach. "È importante che sia stata dichiarata molto chiaramente la responsabilità". "E' una piccolissima soddisfazione, ma comunque è importante", dice la zia Katia Gruppioni.

Lì, nella città degli angeli, a rappresentare la famiglia bolognese c'è sempre stato l'avvocato Greg Bentley che all'indomani dell'incidente spiegò la motivazione della causa civile: "La città e la contea - disse l'avvocato d'oltreoceano della famiglia Gruppioni - sapevano che ogni giorno più di 15 auto circolavano sul marciapiede nel periodo della disgrazia, cosa che è completamente inammissibile dal punto di vista della pubblica sicurezza".

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