Pensioni: è battaglia su conti, interventi tra 5 e 9 miliardi

"Smonteremo la legge Fornero pezzetto per pezzetto". Di diverso avviso è Stefano Patriarca, esperto di previdenza, a lungo consulente di Palazzo Chigi nella passata legislatura e ora alla guida della società di ricerca Tabula: "L'accesso alla pensione con quota 100 e un'età minima di 64 anni, insieme alla possibilità di andare a riposo con 41 anni e mezzo di contributi, potrebbe costare 12 miliardi l'anno e la cifra potrebbe scendere di circa due-tre miliardi se si introducessero anche il ricalcolo contributivo e le limitazioni ai contributi figurativi". Né la "quota 100" né il chiarimento di Brambilla sono decisioni ufficialmente annunciate dal governo, ma sono tutto quello che sappiamo su uno dei punti più importanti e popolari del programma del nuovo governo, e cioè la riforma delle pensioni. Quota 100 e Quota 41 per superare (gradualmente) la riforma Fornero e proroga di Opzione Donna.

Tra le news emerse negli ultimi mesi e ancor più prepotentemente negli ultimi giorni pare che nel pacchetto di riforma pensioni che il Governo Conte e il Ministro del Lavoro Luigi di Maio intendono approvare torni anche l'Opzione Donna.

Con l'Ape Volontario, invece, si finisce di lavorare con 20 anni di contributi, purché si sia a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Sull'abolizione dell'Ape sociale si è espresso l'ex Ministro del Lavoro, Cesare Damiano: cancellarla sarebbe uno svantaggio per disoccupati o caregiver e sarebbe inoltre negativo se la nuova riforma delle pensioni abolisse i benefici per i lavori usuranti che, attualmente, prevedono la possibilità di accesso alla pensione anticipata con 63 anni e 36 di contributi.

Anche se Forza Italia ha votato no alla fiducia - collocandosi quindi all'opposizione - non è escluso che in futuro i parlamentari forzisti possano votare in favore di alcuni provvedimenti proposti dal Governo Conte. Intervistato da La Repubblica, ha dichiarato che Quota 100 sarà la somma tra 64 anni di età e 36 di contributi. Con le regole attuali resterebbe invece al lavoro fino al 2022, uscendo dopo i 67 anni di età dato che dovrebbe esserci un nuovo scatto per l'aspettativa di vita.

Allo stesso modo, si conferma anche l'uscita con 41 anni e mezzo di contributi, ma escludendo dal computo i contributi figurativi oppure includendo al massimo due o tre anni.

Verrà inoltre reintrodotta l'Opzione Donna: le lavoratrici potranno andare in pensione anticipata, con calcolo dell'assegno esclusivamente con sistema contributivo, con almeno 35 anni di contributi e una volta perfezionato il requisito anagrafico di 57-58 anni di età. Questo andrebbe a penalizzare tutti quei soggetti che hanno integrazioni salariali, congedi, mobilità e periodi più o meno lunghi di disoccupazione indennizzata. Dovremmo cercare di riequilibrarlo senza scassare i conti.

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