Immigrazione, stop alla riforma di Dublino

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Altra cosa rispetto a quanto sostenuto ora dall'Italia.

Si rischia lo scontro sul regolamento di Dublino. Oltre all'Italia hanno espresso obiezioni Spagna, Germania, Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca. Grecia, Malta e Cipro si sono detti disponibili a una negoziazione. Inoltre, il secondo pilastro della riforma "è rappresentato dalla necessità di tenere conto, nell'assegnazione della competenza, dei legami significativi dei richiedenti asilo con uno specifico paese dell'Unione per ragioni familiari (allargamento della nozione di famiglia) per precedenti soggiorni per lavoro o studio, per sponsorizzazione del richiedente da parte di enti". E, paradossalmente, una riforma che tutti i Paesi Ue sembravano invocare trova contrari una dozzina di governi. Ma finché ciò sarà possibile, avremo il caso.

Questa condizione espone a flussi maggiori i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, facendo venire meno il principio di collegialità su cui, almeno sulla carta, si basa il regolamento di Dublino. Infine, anche le sanzioni verso chi rifiuta l'accoglienza venivano drasticamente ridotte, scendendo da 250mila a 30mila euro per ogni richiedente asilo respinto.

Alla fine, perciò, anche la Germania si è arresa davanti al blocco dei paesi di Visegrad e dell'Europa del Sud, Italia compresa. "Non una risposta strutturale e finalmente europea - chiarisce Schlein - come quella che chiede il Parlamento, ma di nuovo soluzioni ad hoc da votare in Consiglio". "È un asse - afferma Schlein - tutto a spese dell'Italia, perché se non cambia Dublino l'Italia perde, insieme a tante persone deboli che hanno un problema con questa riforma, che le blocca ingiustamente in Paesi dove non hanno legami, dove non ci sono strutture ricettive adeguate". Tra i punti più criticati dell'accordo applicato da gennaio 2014 c'è l'obbligo per il primo Paese di approdo dei migranti di esaminare la richiesta d'asilo. Penso che alcuni non capiscano esattamente cosa sta accadendo in Europa.

L' intesa sulla riforma del Trattato di Dublino sulla politica di asilo, è saltata.

"Le elezioni in Italia e Slovenia con il prevalere di maggioranze di destra rende 'piu' problematico' un accordo di compromesso" ha detto Helene Fritzon, ministra svedese per la Migrazione e vice ministro della Giustizia.

Il segretario di stato belga: tornare ai respingimenti. "La gente deve lasciare le proprie torri d'avorio e guardare la realtà".

L'Italia aveva annunciato da tempo di essere contraria: a inizio maggio aveva anche elencato in un documento co-firmato da Grecia e Spagna - gli altri due principali paesi di frontiera - tutte le misure che andavano corrette per trovare un vero compromesso.

In pratica si tratterebbe di elargire ingenti somme ai paesi africani per bloccare le partenze dei migranti, andando a militarizzare le coste africane per fronteggiare al meglio le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico delle vite umane.

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