Venezia, vetro di Murano: frode fiscale da 30 milioni. Dieci indagati

Vetrerie Murano, evasione fiscale da 7 milioni di euro

GdF: operazione "Vetro nero", maxi evasione fiscale con il vetro di Murano

Gli sono stati sequestrati tre Rolex di lusso.

I finanzieri hanno portato a galla un "inedito e ingegnoso" sistema (questi gli aggettivi usati dal procuratore capo, Bruno Cherchi) per evadere le imposte: al centro del meccanismo c'erano dei terminali Pos portatili collegati a delle Sim card che formalmente erano intestate al cambiavalute, mentre in realtà erano in uso nelle vetrerie.

La guardia di finanza di Venezia, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha eseguito un sequestro di conti correnti e beni mobili e immobili per 7 milioni di euro nei confronti di dieci persone, amministratori di otto vetrerie e un cambiavalute, responsabili secondo l'accusa di una frode fiscale nel settore della produzione e vendita del vetro di Murano. Le somme incassate venivano accreditate sul conto corrente di appoggio intestato allo stesso cambiavalute, che ogni mattina si recava in banca per prelevare in contanti il denaro preso dalle vetrerie il giorno precedente, fino a 170.000 euro in una sola volta. Gli inquirenti hanno ricostruito migliaia di cessioni per un totale che sfiorerebbe i 30 milioni di euro a partire dal 2013. L'uomo consegnava poi i contanti ai titolari delle ditte, trattenendo per sé il 5%. Sulla base delle ricevute POS e dei dati degli acquirenti stranieri fornitigli dalle vetrerie, il cambiavalute provvedeva a registrare nella propria contabilità le operazioni, classificandole come anticipi contante in valuta locale.

A fronte delle vendite, ovviamente, non seguiva l'emissione di regolari documenti fiscali, nonostante la merce fosse poi effettivamente spedita ai clienti all'estero. Per poter effettuare le esportazioni, i documenti doganali erano corredati da documenti fiscali relativi a cessioni precedenti; in altri casi, venivano utilizzate delle fatture "pro-forma" oppure all'atto dell'acquisto il cliente extra UE veniva invitato a pagare una minima parte sul pos ufficiale della vetreria (importo che compariva sulla fattura allegata alla bolletta doganale) e il restante, la maggior parte, sul pos dell'agenzia di cambio. 10 gli indagati nell'inchiesta partita da un controllo amministrativo di routine delle Fiamme Gialle, insospettiti dall'alto numero di terminali pos registrati da un'attività che risultava avere un'unica sede operativa. Al termine delle indagini di polizia giudiziaria seguiranno le contestazioni di natura fiscale a carico di tutte le imprese coinvolte.

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