Torino, baby arrampicatore morto: istruttore condannato a due anni

Tito Traversa era una promessa del free climbing internazionale il migliore della sua generazione

Tito Traversa era una promessa del free climbing internazionale il migliore della sua generazione

Credevo di doverlo a Tito perché gli fosse fatta giustizia ma mi è rimasta la grande amarezza di non aver sentito nessuno, se non uno degli imputati dire: "'Mi spiace di non aver fatto di più per evitare la morte di Tito, non so cosa, ma qualcosa'".

Il tribunale di Torino ha condannato in primo grado a due anni di reclusione Nicola Galizia, l'istruttore di Tito Traversa, morto a 13 anni - promessa dell'arrampicata - durante un incidente sulle montagne di Orpierre, in Provenza. Nel processo erano imputati il titolare della scuola di arrampicata frequentata dal piccolo, l'imprenditore bergamasco che produsse una parte dell'attrezzatura usta da Tito e l'istruttore del giovane arrampicatore di Ivrea. La famiglia Traversa ha ricevuto dalla "Aludesign" un risarcimento di 100 mila euro, ma il padre del bambino tiene a precisare: "Sono stati da me già interamente destinati a progetti in memoria di Tito dedicati all'infanzia che sono in fase di elaborazione con "Casa Ugi" e che speriamo possano consentire a bambini meno fortunati di trovare un momento di sorriso nella pratica dello sport che tanto era caro a mio figlio". Morì in ospedale, a Grenoble, dopo due giorni di coma. Assolti per non aver commesso il fatto il responsabile della scuola Luca Gianmarco e il produttore dei gommini dei moschettoni che erano stati montati male, Carlo Paglioli.

Moschettoni che erano stati montati male da una compagna di corso del 13enne e che l'istruttore non aveva controllato.

Inoltre, secondo il genitore, si sono verificati dal giorno della tragedia "una serie di inceppi nella giustizia che hanno consentito l'impunità di alcune figure" e il giudice "si è trovato a dover giudicare su basi molto diverse dalla realtà".

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