"Vuol fare il premier", il sospetto su Di Maio complica la trattativa

Giorgia Meloni

"Vuol fare il premier", il sospetto su Di Maio complica la trattativa

Come sempre quando si è alla vigilia della nascita di un nuovo governo c'è sempre da valutare con attenzione l'aspetto numerico. Sull'ingresso di Crosetto nella squadra di governo si è espresso, con una battuta, anche Giancarlo Giorgetti. Il Movimento assicura: "Non faremo forzature con l'Europa sul deficit". E li ha presenti Salvini, che ieri, a differenza di Di Maio, ha lasciato Montecitorio livido in volto e senza fare una dichiarazione. E nella vaghezza di quel "il prima possibile" c'è tutta la fatica e la tragedia che in queste ore sta vivendo il Movimento cinque stelle che deve individuare - il calcolo è fatto per difetto - all'incirca una decina di ministri, una trentina di vice e sottosegretari, una decina di presidenti di commissione, più una pletora di capi di gabinetto, figure tecniche, responsabili del legislativo, tutte figure essenziali per la composizione del governo e che - per difetto - complessivamente sono un centinaio di persone.

"Fratelli d'Italia è stata la prima a scendere in campo a fianco di Luigi De Mossi sostenendo convintamente la sua candidatura a Sindaco, poi a seguire tutto il centrodestra; la coalizione è coesa e stavolta a Siena possiamo davvero voltare pagina e segnare una svolta storica". Ma i cittadini sono attenti e sceglieranno i partiti di Meloni e Salvini, e non qualche ex verdiniano oggi imparentato con socialisti ed ex piddini. Ma i nodi e i veti sono ben altri.

In attesa che Fratelli d'Italia sciolga la riserva (sarà necessario quantomeno attendere la stesura del "contratto" di governo) secondo alcune indiscrezioni la contropartita potrebbe essere l'offerta di alcuni ministeri. "Con Giorgia Meloni - ha detto Di Maio - ho avuto un incontro cortese, le ho spiegato perché Fdi non può stare nel contratto di governo tra M5S e Lega". A Marzo rispondeva a Federica Angeli dicendo che l'elettorato del M5S aveva votato per Di Maio perché ha creduto alla storia dei 750 euro al mese (vale a dire il reddito di cittadinanza). "Ho ribadito al leader pentastellato che FdI - che non ha avanzato alcuna richiesta di ingresso nel nuovo esecutivo - non potrebbe mai far parte di un governo a guida grillina e che anzi abbiamo vincolato ogni nostra decisione proprio a una premiership rispettosa degli italiani che ci hanno votato".

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