Salvata dalla leucemia grazie alla terapia alternativa alla chemio?

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Marzia Mocera, 31 anni, scopre di avere la leucemia al sesto mese di gravidanza.

La storia è di quelle che con un titolo così fanno il giro del web italiota, è pieno di persone che hanno il terrore delle chemio e che sono felicissime di leggere che esistono alternative. Incredibilmente la donna ha risposto alle cure molto bene e il 23 aprile è nato il piccolo Andrea.

Una donna in gravidanza, alla 23esima settimana, malata di leucemia, è stata salvata insieme al suo bambino dai medici del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo, grazie a una terapia innovativa.

Il caso di Marzia è stato molto dibattuto perché è la prima volta in cui una cura non chemioterapica viene tentata su una donna in così precoce stato di gravidanza, almeno in Italia.

"Lo studio si basa su un solido razionale biologico", - ha detto Michelino De Laurentiis, direttore della Uoc di Oncologia Medica Senologica del Pascale - derivato da una lunga fase di sperimentazione pre-clinica in laboratorio, e sull'osservazione che pazienti che assumevano l'integratore per altri motivi, avevano una ridotta caduta dei capelli in corso di chemioterapia. "Siamo profondamente soddisfatti per questo importantissimo risultato ottenuto con uno straordinario lavoro di ricerca e di assistenza. Il Policlinico universitario si conferma sempre più come polo di eccellenza sanitaria e come punto di riferimento, non solo per la Sicilia, ma a livello nazionale".

Marzia Mocera si è presentata in ospedale quando ha notato petecchie emorragiche cutanee agli arti inferiori, presto propagate in tutto il corpo. Una consulenza con i colleghi dell'ematologia ha poi permesso la diagnosi di leucemia. "Ai genitori e al nuovo arrivato facciamo i migliori auguri da parte dell'intera Azienda ". Anche optando per l'approccio "chemo-free", non era possibile usare uno dei due farmaci ritenuti indispensabili (triossido di arsenico), per la potenziale tossicità sul feto. La gravidanza è andata avanti senza complicanze ostetriche fino alla 35,4 settimana, epoca in cui si è deciso di procedere al taglio cesareo ( la paziente era precesarizzata ) essendo già stata raggiunta un maturità fetale soddisfacente ed essendoci una buona stima del peso fetale. La situazione era particolarmente critica a causa della frequenti emorragie encefaliche dovute alla coagulopatia. "Fortunatamente la paziente ha risposto veramente bene al trattamento, con progressiva normalizzazione dei parametri e risoluzione delle complicanze", hanno spiegato i medici in conferenza stampa. "Nel mondo ce ne sono stati quattro-cinque del genere a questa età di gestazione, ma nel 50 per cento non è andata bene".

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